Referendum, cinque No dai 5 Stelle. Conte boccia i quesiti sulla Giustizia: vendetta della politica sulle toghe

Conte boccia i quesiti sulla Giustizia: 5 No dai 5 Stelle. Per l'ex premier sono una vendetta della politica sulla magistratura

Cinque Stelle, cinque No. Giuseppe Conte scende in campo contro i referendum sulla Giustizia promossi da Lega e Radicali. Che secondo il leader del Movimento “sembrano esprimere una sorta di vendetta della politica nei confronti della magistratura”.

GIUSEPPE CONTE A LODI A SOSTEGNO DELLA LISTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE E DEL CANDIDATO DI COALIZIONE ANDREA FUREGATO

No alla riforma della Giustizia a colpi di referendum

Un’indicazione di voto chiara. Perché se da un lato il leader del Movimento definisce “sacrosanto che i cittadini si possano esprimere” anche alla prossima consultazione del 12 giugno, dall’altra il suo “suggerimento” non lascia spazio alle interpretazioni: “La riforma della giustizia non si realizza a colpi di referendum che già di per sé introducono una visione molto settoriale, limitata – taglia corto l’ex premier da Catanzaro –. La magistratura in generale deve essere riformata ma non certo in questi termini e con queste modalità”.

Un altro ostacolo sulla via della consultazione per i promotori. Non a caso, visti anche i sondaggi che danno l’affluenza ben al di sotto il quorum del 50% più uno dei votanti previsto dalla Consultazione, il leader della Lega Matteo Salvini torna alla carica contro la presunta censura da parte dei media che sarebbe calata sui quesiti.

“Quirinale e Chigi, niente da dire sui Referendum giustizia?”, scrive su Twitter il segretario del rilanciando un’intervista a Roberto Calderoli, in sciopero della fame proprio contro il silenzio stampa calato sui referendum. Il tutto mentre, con una circolare del Viminale, il governo a cui Salvini chiede di battere un colpo, ha tolto un’altra freccia dall’arco della propaganda leghista. “In considerazione del mutato quadro epidemiologico”, infatti, l’uso “della mascherina chirurgica per l’accesso degli elettori ai seggi”, contro cui Salvini aveva annunciato ricorso, da obbligatorio è stato declassato a “fortemente raccomandato”.

Ma l’ultimo dispiacere, per il segretario della Lega, arriva da Emma Bonino. “Il coinvolgimento di Salvini è arrivato in corsa su un’iniziativa del Partito Radicale, ma, raccolte le firme, sembra ora non gli interessi più la buona giustizia – dice intervistata da La Stampa – . Mi pare sia più interessato a mettere in discussione le scelte di Draghi e a correre in soccorso dell’amico Putin – diciamo che il garantismo e la simpatia per quei regimi dove la libertà dei cittadini è annichilita sono un po’ in contraddizione – e i referendum non siano la priorità”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:06
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