Referendum: dopo accuse, mance e poteri forti, la campagna elettorale si chiude in tristezza

di Stefano Iannaccone
Politica

Viene troppo spesso usata l’espressione “è stata la campagna elettorale più brutta di sempre”. Ma, nel caso di questo referendum, è un fatto difficile da contestare. Gli insulti sono volati da una parte e dall’altra, mentre Matteo Renzi ha cercato di distribuire una serie di mance, dagli statali ai disoccupati, per raggranellare voti. Tra urla sguaiate e regalìe, il dibattito è finito lontano dal clima costituente, necessario per non lacerare il Paese. Né tantomeno si è intravisto il tanto citato dibattito nel merito. C’è stato giusto qualche spunto isolato, sommerso da una sinfonia di offese.

Non c’è da meravigliarsi quindi se la chiusura della campagna sia stata in tristezza più che in bellezza. Nell’ultimo giorno utile a convincere gli elettori, i leader hanno rimasticato i soliti slogan: le munizioni erano finite da giorni, visto che lo scontro è iniziato da tanto tempo. L’unico sasso nello stagno della propaganda last minute è stato lanciato dal Consiglio di Stato con lo stop alla riforma delle banche popolari. L’ennesimo avviso delle alte magistrature nei confronti dell’inviso premier. Per fortuna che domani è un altro giorno. Quello del voto popolare.

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