Referendum: dopo accuse, mance e poteri forti, la campagna elettorale si chiude in tristezza

Viene troppo spesso usata l’espressione “è stata la campagna elettorale più brutta di sempre”. Ma con questo referendum è un fatto difficile da contestare.

Viene troppo spesso usata l’espressione “è stata la campagna elettorale più brutta di sempre”. Ma, nel caso di questo referendum, è un fatto difficile da contestare. Gli insulti sono volati da una parte e dall’altra, mentre Matteo Renzi ha cercato di distribuire una serie di mance, dagli statali ai disoccupati, per raggranellare voti. Tra urla sguaiate e regalìe, il dibattito è finito lontano dal clima costituente, necessario per non lacerare il Paese. Né tantomeno si è intravisto il tanto citato dibattito nel merito. C’è stato giusto qualche spunto isolato, sommerso da una sinfonia di offese.

Referendum: dopo accuse, mance e poteri forti, la campagna elettorale si chiude in tristezza

Non c’è da meravigliarsi quindi se la chiusura della campagna sia stata in tristezza più che in bellezza. Nell’ultimo giorno utile a convincere gli elettori, i leader hanno rimasticato i soliti slogan: le munizioni erano finite da giorni, visto che lo scontro è iniziato da tanto tempo. L’unico sasso nello stagno della propaganda last minute è stato lanciato dal Consiglio di Stato con lo stop alla riforma delle banche popolari. L’ennesimo avviso delle alte magistrature nei confronti dell’inviso premier. Per fortuna che domani è un altro giorno. Quello del voto popolare.

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