Ci aveva provato Luigi Marattin a tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella campagna referendaria per il Sì alla riforma della giustizia. Il leader del Partito Liberaldemocratico aveva pubblicato il 21 febbraio una card sui social del comitato ‘Giustizia Sì’ – creato dallo stesso partito – in cui venivano riportate alcune frasi sulla giustizia attribuite al presidente della Repubblica.
Nel post del 21 febbraio, poi rimosso, accanto alla foto del capo dello Stato, il comitato scriveva: “siamo perfettamente d’accordo con il presidente Mattarella che sulla deriva delle correnti della magistratura in passato ha detto alcune cose molto interessanti…”. “I togati non possono e non devono assumere le decisioni secondo logiche di pura appartenenza”, era uno dei virgolettati comparsi nella card accanto al volto di Mattarella.
Meloni prova a tirare per l agiacchetta Mattarella: dal fronte del No tesi offensive per il Colle
Più grave che ieri ci abbia provato a farlo la premier. La lista da cui sorteggiare i membri laici del futuro Consiglio superiore della magistratura “dovrà essere molto lunga e verrà fatta con le opposizioni” perché “non stiamo scegliendo il responsabile di una bisca clandestina”, ha detto Giorgia Meloni nel podcast “Pulp podcast” con Fedez e Mr Marra, aggiungendo che le “tesi surreali” avanzate da alcuni esponenti del fronte del ‘no’ al referendum “sono una mancanza di rispetto per il presidente della Repubblica” che “ha controfirmato” la riforma della giustizia e che invece “non controfirmerebbe” una legge attuativa che intendesse andare nel senso di una manipolazione del sorteggio. Meloni quindi ha ribadito: “Io voglio mantenere la soglia dei 3/5, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola”.
L’appello di Mattarella ignorato da Meloni
Meloni ha dimenticato il precedente di Marattin ma soprattutto l’appello che a febbraio Mattarella ha lanciato, intervenendo al Csm. “Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”. E Mattarella ha spiegato perché: la necessità di ribadire il valore “di rilievo costituzionale” del Consiglio superiore della magistratura e, soprattutto, il rispetto che occorre “nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.
Parole pesanti come pietre dopo gli attacchi scomposti arrivati dal ministro della Giustizia contro il Csm, accusato di essere attraversato da un “sistema paramafioso”, un “verminaio correntizio”, un “mercato delle vacche”. Parole che però avevano già lasciato indifferente la premier che nella stessa giornata era tornata ad alzare il livello dello scontro con i magistrati sul terreno a lei caro dell’immigrazione. “La mia domanda – disse Meloni – è: il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?”.