Referendum: respinta dal Tar la richiesta di sospensiva, ma è una prima vittoria del comitato promotore. Ecco perché

Si terrà il 27 gennaio l'udienza di merito al Tar sulla data del referendum sulla giustizia. Intanto vola la raccolta firme, giunta a 480mila

Referendum: respinta dal Tar la richiesta di sospensiva, ma è una prima vittoria del comitato promotore. Ecco perché

Il Tar del Lazio ha respinto ieri la richiesta di sospensione cautelare urgente della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio scorso, con la quale era stata fissata per il 22 e 23 marzo la data del referendum sulla Giustizia, firmata martedì sera dal presidente Giorgio Mattarella. Il ricorso era stato presentato dal Comitato promotore della raccolta di firme per il Referendum sulla Giustizia. Ma non si tratta di una sconfitta.

Sospensiva respinta, ma il Tar ha fissato l’udienza di merito

Nel decreto cautelare, il presidente della sezione seconda bis del Tar laziale ha infatti specificato che “la complessità del caso, caratterizzato da una pluralità di interessi, dalla loro eterogeneità e dalla peculiare natura delle questioni sollevate, imponga un esame collegiale nel pieno contraddittorio tra le parti. Per tali ragioni è stata respinta l’istanza di sospensione immediata del provvedimento governativo”, ma è stata fissata per il 27 gennaio l’udienza per la discussione di merito.

Ecco perché è una prima vittoria del Comitato referendario

È stata così accolta – “sussistendo le ragioni di urgenza richieste” – l’istanza con cui i ricorrenti chiedevano “l’abbreviazione alla metà dei termini processuali riferibili alla celebrazione della camera di consiglio deputata alla trattazione collegiale della domanda cautelare”, “sussistendo le ragioni di urgenza richieste”.

Per questo i giuristi del Comitato referendario sono fiduciosi. Qualora il Tar dovesse accogliere il ricorso, il voto sarebbe congelato e, se il comitato dovesse depositare le 500mila firme necessarie (ne sono già state raccolte 480mila), allora si solleverebbe un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Con tempi indefinibili per il voto.

La risposta alle provocazioni di Nordio

Ma ieri il Comitato ha risposto anche al Guardasigilli: “Nordio ha dichiarato oggi che non ‘teme’ il ricorso. E fa bene. Un processo rientra nella normalità repubblicana e ciò di cui occorre avere paura non è il rischio che le proprie tesi vengano accolte o respinte, ma solo se chi dovrà decidere non senta adeguatamente tutelata la propria autonomia di giudizio”.

“Il ministro dice anche che ‘il ricorso, da un punto di vista tecnico, è inutile”, aggiunge il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi, “Siamo lieti, e quindi lo ringraziamo, che abbia così implicitamente riconosciuto che sia invece utile a livello politico per accendere il dibattito nel Paese su un tema così rilevante e per dare protagonismo alla cittadinanza e alle sue organizzazioni. Quanto ai profili tecnici come sempre preferiamo parlarne nelle sedi tecniche adeguate a partire dal Tar e dall’Ufficio Elettorale della Cassazione ove ci recheremo a portare le firme raccolte”, conclude.

Zagrebelsky: “Con la riforma della Giustizia avremo un processo barbaro”

Sempre ieri ha parlato anche il presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, che, a proposito della riforma della Giustizia ha sentenziato: “C’è una strana idea del processo dietro la riforma: il processo è uno scontro tra due ‘atleti del diritto’, l’avvocato e il pubblico ministero, come se la finalità fosse la vittoria di uno contro l’altro. È una visione barbara”.

“Quando avremo la separazione della carriere e il pubblico ministero dovrà rappresentare l’accusa, per le statistiche il pm bravo sarà quello che avrà ottenuto il maggior numero di condanne”, ha spiegato. A riforma in funzione, per Zagrebelsky, gli avvocati non avranno una controparte processuale, ma “un nemico: il pm, che ha dietro un apparato dello Stato, sarà un personaggio pericolosissimo e dunque andrà reso responsabile. Il ministro Nordio non aspetta altro”.