Malgrado la batosta elettorale, sancita dalla larga vittoria del “No” alla riforma della magistratura, il ministro Carlo Nordio resiste e prova ad allontanare le polemiche. “Fa parte della politica perdere le elezioni. Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano, ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno”.
Queste le parole del Guardasigilli nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha commentato i risultati della campagna referendaria. “Ad esempio, la limitazione della custodia cautelare potrebbe essere più difficile”, spiega, salvo poi sottolineare che “adesso dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia. Prendendola con filosofia, diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi”.
Lo stesso Nordio ha poi difeso la capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, raccontando a Sky TG24 che il suo posto “non è in discussione”. Una decisione che il Guardasigilli ha provato a spiegare affermando che “per quanto riguarda le osservazioni fatte sia dagli appartenenti al mio ministero sia da altri esponenti della nostra coalizione, credo che, bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e quelle fatte dai loro, la situazione algebrica sia equivalente. Quindi non credo che questo eccesso di polemica, dal quale ho sempre cercato di tenermi lontano, abbia influito più di tanto” sull’esito del referendum.
Una sconfitta che, a suo dire, è arrivata soprattutto perché i sostenitori del Sì “non sono riusciti a fugare la paura che venisse stravolta la Costituzione”.
La risposta del Movimento 5 Stelle a Nordio
Ben diversa la posizione del Movimento 5 Stelle, espressa da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, in un’intervista a La Stampa, in cui ha detto che i sostenitori del Sì “hanno pagato l’arroganza del potere, l’arroganza di chi si pone non come istituzione, ma come leader di una parte politica, all’eterna e continua ricerca della propaganda”.
A suo dire, “Nordio, Bartolozzi e Delmastro dovrebbero dimettersi in massa”, aggiungendo che “durante il question time in Aula chiederemo al Guardasigilli le seguenti cose: se ritiene sia il caso di proseguire, e con quale legittimità, dopo un referendum perso; un sottosegretario che fa affari con persone legate ai prestanome della Camorra; una capo di gabinetto che ha frequentato quel locale”.
“Questa è una classe dirigente imbarazzante che ogni giorno ha mostrato la sua disperazione e la volontà di strumentalizzare ogni cosa”, ha aggiunto Ricciardi, ricordando che “Delmastro è stato in affari con alcune persone legate ai rappresentanti di una famiglia mafiosa: ci ha aperto un ristorante” e che “Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli, è andata a cena in quel locale e poi ha detto che la magistratura è un plotone di esecuzione”. “Meloni è una propagandista e non si sta comportando come la presidente del Consiglio. Ha usato la sua posizione per fare propaganda per il referendum”, conclude Ricciardi.