Referendum della vita. Renzi è già in campagna elettorale. Premier pronto a tutto in difesa della riforme

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di Sergio Castelli

Fiato alle trombe renziane. La campagna elettorale per il referendum costituzionale è cominciata con l’intervista rilasciata dal premier, Matteo Renzi, alle telecamere di Repubblica Tv. Perché in mezzo a tanti temi è il referendum conservativo per la riforma costituzionale la vera partita del presidente del Consiglio. Che alza la posta, Dovesse essere bocciato Matteo non lascerebbe solo il governo, ma addirittura la politica. Voi ci credete? Come farebbe senza telecamere almeno ora è difficilmente immaginabile.

Ed ecco che Renzi ha fissato l’iter delle riforme costituzionali: “Ad aprile dopo il secondo passaggio parlamentare, partiremo subito con la campagna referendaria. Insisto su questa questione non perché voglio trasformare il referendum in plebiscito, come ha detto qualcuno”, ha precisato il premier, “Ma perché intendo assumermi precise responsabilità”. Convinto di vincere a mani basse Renzi guarda oltre. Alle elezioni: “Premesso che decide il presidente della Repubblica, l’intenzione del governo è arrivare a fine legislatura perché l’idea che si rispettino le scadenze naturali è un principio di buon senso. Sia chiaro è tutto legittimo, anche andare a votare domani mattina. E noi non abbiamo paura delle elezioni. Ma per me nel 2017 si fa il congresso del Pd. Poi nel 2018 si vota”.

AMMINISTRATIVE – Presto, però, si vota a Roma. E il candidato ideale per il segretario del Pd sarebbe Roberto Giachetti. Già alla Leopolda c’era stato un chiaro rimando con le immagini del Campidoglio che correvano sullo schermo proprio mentre parlava Giachetti. Cosa che avrebbe anche irritato il diretto interessato. La linea Renzi però è chiarissima: “Giachetti al Campidoglio? Bisogna chiedere a lui. Certo conosce Roma meglio di chiunque altro. È romano e romanista, deciderà lui se candidarsi o no”.

LINEA GARANTISTA – Non c’è spazio per i forcaioli. Ed ecco il premier garantista che parla anche degli affari pentastellati del caso Quarto. “Rosa Capuozzo avrebbe dovuto denunciare e non dimettersi. L’idea che i 5 Stelle abbiano il monopolio della morale per noi non è mai esistita e adesso penso che sia venuta meno anche per gli elettori. Noi abbiamo fatto pulizia all’interno del Pd”. Garantismo che si sposa benissimo con la linea adottata sul caso Banca Etruria. Materia scottante per il Pd, ma soprattutto per Maria Elena Boschi, uno se non il ministro di punta dell’esecutivo. “Massima trasparenza e discussione nel merito”, ha detto il premier, “ma non processi-show. Se passa la linea che chi ha il padre indagato deve dimettersi, il primo dovrei essere io. La responsabilità penale in Italia è personale”. Sulle politiche economiche ribadisce il “basta diktat dall’Europa”. Sul terrorismo predica tranquillità ribadendo che il “metodo di lavoro italiano funziona meglio che in altri Paesi”. Sul reato di clandestinità, infine, ha spiegato che ci vorrà più tempo per approvare le norme. C’è il Nuovo centrodestra che scalpita. E Renzi non ha esattamente i numeri per poter fare tutto di testa sua.