Referendum, Sì ma anche No. L’Economist fa dietrofront dopo un giorno. “Con la Riforma l’Italia è più governabile”

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Tranquilli, abbiamo scherzato. Anche se c’era da aspettarselo. Solo due giorni fa l’Economist, il settimanale britannico di cui Exor, società della famiglia Agnelli che controlla anche Fiat Chrysler Automobiles, è il principale azionista, si era schierato a favore del No al referendum. Spiegando che nel caso in cui Matteo Renzi dovesse uscire sconfitto dalle urne “l’Italia potrebbe mettere insieme un Governo tecnocratico, come ha fatto tante volte in passato”. Ieri invece l’Economist, in un editoriale firmato dal corrispondente a Roma John Hooper, si è detto convinto che “con il Sì l’Italia comincerà il 2017 con una possibilità di lasciarsi alle spalle il suo primato di governi instabili e leggi inefficaci” mentre “con un No si troverà a confrontarsi con uno scenario deprimente e familiare di instabilità politica e forse anche economica”. No, non è uno scherzo. Si tratta proprio della stessa testata. La differenza sta nel fatto che mentre l’endorsement per il No era arrivato dalla pagine del settimanale in edicola da giovedì, quello per il Sì è giunto ieri da “The World in 2017”, l’annuario dell’Economist all’interno del quale sono raccolte previsioni e commenti sull’anno venturo.

Piroetta – Solo un caso? Difficile pensarlo, alla luce degli stretti rapporti che legano il premier a Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca nonché uno dei main sponsor prima del Jobs Act e ora del ddl Boschi. Certo, restano la singolarità del fatto e il clamore mediatico che l’analisi di 48 ore fa ha suscitato a casa nostra. Alla maggioranza non sono proprio piaciuti certi passaggi. Come quello secondo cui “gli italiani non dovrebbero essere ricattati”, anche perché “Renzi avrebbe fatto meglio a sostenere maggiori riforme strutturali su tutto”, dalla magistratura all’istruzione, mentre “ha già sprecato quasi due anni a provare ad aggiustare la Costituzione”. Per non parlare di quello sul “nuovo” Senato. “Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci”, cioè gli “strati di governo più corrotti”. E ai nuovi senatori spetterebbe pure l’immunità. Tutto ciò potrebbe rendere Palazzo Madama “una calamita per la peggiore classe politica”. Molto più morbida invece la linea dell’annuario, che sostiene come “la scommessa di Renzi” miri “a rendere l’Italia un paese più governabile”. Stando alle indiscrezioni di Repubblica, la scelta di schierarsi contro la riforma Renzi-Boschi pare abbia spaccato la redazione. Da una parte la direttrice Zanny Minton Beddoes e alcuni editorialisti e dall’altra il corrispondente dall’Italia e i responsabili dei servizi sull’Europa, che dopo aver appoggiato il Remain al referendum sulla Brexit e Hillary Clinton alle presidenziali Usa avrebbero voluto evitare un altro endorsement perdente.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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