Regali di Stato

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di Gaetano Pedullà

Il premier Letta è tornato dal Golfo cantando vittoria. Come riportano in bella evidenza i giornali di oggi, gli arabi investiranno in Italia. Ma c’è davvero da festeggiare? Ai petrodollari qui siamo abituati da tempo, da quando la Fiat non storceva certo il naso davanti a un socio come Gheddafi. Dunque ben vengano – e ci mancherebbe, con questi chiari di luna – i soldi degli Emirati. Il punto però è un altro: quanti soldi arriveranno davvero? E in cambio di cosa? A quanto riferito dallo stesso governo l’investimento del Fondo sovrano sarà di 500 milioni. Meglio di un pugno nello stomaco, è chiaro, ma parliamo di una somma assolutamente insufficiente per dare uno stimolo significativo alla nostra economia. Va be’, chi spende poco perlomeno prenderà poco, direte voi. E invece qui le cose cambiano, ovviamente a svantaggio dell’Italia. Se gli arabi faranno una mossa di grande effetto mediatico, salvando l’Alitalia con i soldi della loro compagnia Etihad, in modo molto più discreto hanno ottenuto di poter comprare a due soldi asset strategici e redditizi, soprattutto nelle reti di energia (settore che conoscono bene) in Snam e Terna. Di regali, insomma, non ce ne fa nessuno. A rendersene conto, usando parole inedite a Strasburgo, è stato ieri il nostro Capo dello Stato, grande sponsor dei governi del rigore (Monti) e della stabilità (Letta). Appurato che di troppo rigore si muore e la stabilità serve a poco se si resta immobili, Napolitano ha messo in guardia tardivamente l’Europa, chiedendo meno vincoli per far ripartire il Paese. I buoi però ormai sono scappati e alle prossime elezioni nel parlamento europeo ci sarà ben altro che i quattro contestatori euroscettici della Lega visti ieri in azione. Perché mentre i grandi capitali ci conquistano e l’Europa ci dissangua gli elettori hanno capito che andando avanti così non si va più molto lontano.