Regeni, l’Egitto ha preso in giro l’Italia sin dall’inizio. L’ex ministro Guidi in Commissione: al-Sisi ha coperto i responsabili

Federica Guidi
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Fin dall’inizio il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha fatto false promesse su un suo impegno affinché venisse fatta piena luce sul caso di Giulio Regeni e allo stesso tempo ha coperto i suoi uomini coinvolti nel sequestro e nell’uccisione del ricercatore friulano. Ne è convinta la Procura di Roma e dalle parole dell’ex ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi (nella foto), audita ieri dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Regeni, sembra emergere che tali depistaggi siano iniziati ancor prima che venisse ritrovato il corpo dello studente.

La ex titolare del Mise giunse al Cairo il 3 febbraio 2016, per una missione programmata da tempo con una sessantina di imprenditori. In quei giorni si stava cercando il ricercatore scomparso. “Quando è terminato il mio incontro con il presidente egiziano al-Sisi sulla vicenda Regeni ho subito avuto la sensazione che qualcosa sarebbe successo”, ha dichiarato l’ex ministra.

“Al Sisi – ha aggiunto – mi disse che avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per chiarire il caso e ho avuto la sensazione che a breve qualcosa avremmo saputo. Ed effettivamente poche ore dopo, alle 18 del 4 febbraio, una telefonata ci informò del ritrovamento di un corpo”. Sentita la Farnesina e infine anche l’allora premier Matteo Renzi, la Guidi decise a quel punto di tornare in Italia, facendo però prima visita ai genitori di Giulio, in quei giorni al Cairo: “Noi non dicemmo ai genitori quello è il corpo di vostro figlio. Dicemmo solo non possiamo escluderlo”.

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