Regina Elena e San Gallicano. Emorragia di denaro pubblico

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di Andrea Koveos

E’ da guinness dei primati, negativo, il disavanzo accumulato negli anni dagli Istituti fisioterapici Ospitalieri (Ifo). Ammonta, infatti, a 63 milioni di euro il rosso segnato dai due ospedali romani del Regina Elena e del San Gallicano solo nel 2011.
Lo certifica la Corte dei Conti in una relazione dettagliata delle gestione economica di questi Enti. Stiamo parlando di perdite per 1 milione e 200 mila euro a settimana. Una catastrofe finanziaria dai numeri impressionanti che, per altro, si ripetono da oltre 10 anni.  Il disavanzo è diventato, ormai, un elemento strutturale, una macchia indelebile degli Ifo.  Sul fronte dei ricavi le cose non vanno meglio con una flessione di 5 milioni e 200 mila euro. Le cause di questo disastro sono diverse. Dal mancato riconoscimento delle peculiarità dell’Ircss Regina Elena e San Gallicano, chiamati a esercitare, secondo indicatori di eccellenza, funzioni di alta “specificità”, con costi altissimi che non vengono remunerati dalla Regione. In realtà l’Amministrazione regionale ha provveduto solo a posteriori, con limitati contributi straordinari, al ripiano parziale delle perdite e alla copertura delle maggiori spese che questa eccellenza comporta.
Qualità – nella ricerca, studio e cura dei tumori e delle dermopatie – che, però, non è stata premiata dai pazienti che hanno preferito rivolgersi a strutture private, proprio a causa dell’aumento dei costi che la Regione ha imposto a carico degli assistiti. Il tutto peggiorato da una carenza di posti letto, di porzioni di attività del day surgery (assistenza accentrata) e del day hospital verso il regime ambulatoriale con inevitabile riduzione delle remunerazioni e dalla contrazione della domanda specialistica ambulatoriale a fronte di una offerta costante da parte degli Ifo. Per finire con gli altissimi costi per la somministrazione di farmaci destinati alle terapie oncologiche.

Il contenzioso
Un’altra tegola sui bilanci è arrivata dal contenzioso relativo al contratto di Global Service, su cui la Corte dei Conti aveva richiamato l’attenzione della Regione Lazio e degli Organi di vigilanza. La vicenda si è conclusa, in parte, nel 2011 davanti al Tribunale di Roma, con una conciliazione tra le parti e la rinegoziazione dei termini del contratto per il triennio 2011-2013, che ha comportato una riduzione del prezzo pattuito all’origine di 10 milioni di euro e la rinuncia da parte dell’ATI a qualsiasi altra rivendicazione.  Dal 2006, infatti, sul contratto di Global service i giudici contabili hanno avviato un’intensa attività  di controllo che ha portato a numerose contestazioni nei confronti dell’ATI per circa 8 milioni e 500 mila euro. Tutti atti che all’epoca l’Amministrazione dell’Ifo ha trasmesso alle competenti Autorità giudiziarie.

Il personale
Capitolo a parte merita il personale. Andiamo per ordine. Va detto che la carenza di personale medico ha indotto gli Ifo ad avvalersi di personale a contratto di collaborazione (Co.co.co) che si rinnova di anno in anno, mentre l’insufficienza di personale tecnico infermieristico è coperta con l’utilizzo di ore di cooperativa con rinnovi periodici. Contratti a termine indispensabili per coprire le Uoc (Unità Operativa Complessa) di Radiologia, Urologia, Chirurgia epatobiliare e Medicina molecolare. La dotazione organica dei dipendenti, sia a tempo determinato che indeterminato, ha subito una progressiva e costante flessione in tutto il triennio 2009/2011.  “Le vistose carenze nell’organico sia del personale sanitario che amministrativo – secondo la relazione della Corte dei Conti – determinano un’oggettiva situazione di criticità”. “Altro elemento di forte criticità per l’intero sistema sanitario attiene alla stabilizzazione del personale precario” e al blocco delle assunzioni. Il giudizio finale della Corte è diretto e drammatico. Criticità difficilmente risolvibili in tempi brevi. Equilibrio di bilancio, diminuzione dei costi, recupero di produzione e salvaguardia dell’occupazione rappresentano oggi delle chimere.