Carlo Renoldi al Dap, la lettera non basta. Sul 41 bis i 5S aspettano i fatti. Parla il deputato Saitta: “Temiamo un calo di attenzione contro le mafie”

Carlo Renoldi al Dap, intervista a Eugenio Saitta
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Aver scelto come nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Carlo Renoldi, consigliere di Cassazione ed ex magistrato di sorveglianza, ha portato numerose critiche alla ministra della giustizia Marta Cartabia. M5S, Lega e Fratelli d’Italia, insieme a diversi sindacati di polizia penitenziaria, hanno storto il naso davanti a quell’indicazione alla luce soprattutto delle posizioni assunte in passato dal magistrato su quella che definì “antimafia militante arroccata nel culto dei martiri”, temendo un cedimento sul fronte del 41 bis per i mafiosi. A sottolineare i timori dei 5S è il deputato Eugenio Saitta (nella foto), componente della Commissione giustizia.

Carlo Renoldi al Dap, l’intervista a Eugenio Saitta

Onorevole Saitta, come Movimento 5 Stelle siete stati subito critici sulla scelta della ministra Cartabia per il Dap. Renoldi ha scritto una lettera, fornendo delle spiegazioni alle sue affermazioni precedenti anche sull’antimafia. Ritiene che il problema sia superato?

Il problema lo abbiamo sollevato subito per un istituto come il 41 bis, collegato all’emergenza mafiosa, che a nostro avviso non è relegata a un determinato periodo storico e che è ancora presente. Non siamo contrari a un carcere più umano, anche noi siamo favorevoli ad ampliare alcuni istituti, ma il 41 bis non può essere messo in discussione né slegato dall’emergenza mafiosa. Per questo abbiamo lanciato l’allarme visto quanto dichiarato dallo stesso magistrato. La lettera è un fatto nuovo. Sarà però importante vedere i fatti.

Temete qualche cedimento sul fronte delle carceri?

Temiano un cedimento nell’attenzione sul fenomeno mafioso e su questo la nostra preoccupazione è esclusivamente legata a istituti importanti come il 41 bis. Abbiamo fatto un lavoro importante con tutta la Commissione giustizia sul 4 bis e siamo pronti a votare in Aula dopo il pronunciamento della Consulta. Ma sulla stessa riforma del processo penale la nostra battaglia è stata forte e dura proprio sui reati mafiosi e sulla corruzione, essendo questioni spesso legate.

La scelta fatta dalla ministra Cartabia è stata criticata anche da FdI. Qualcosa non ha funzionato e c’è stata forse poca concertazione?

La nomina è discrezionale. Compete alla ministra. Come in precedenza è stato Bonafede, a sua discrezione, a indicare due nomi per i vertici del Dap. Occorre però attenzione anche ai sentimenti delle forze politiche, che come noi hanno lanciato un grido d’allarme proprio per la nostra sensibilità su determinati temi. Presumo che per FdI sia stata la stessa cosa e critiche sono state fatte anche dalla Lega, tramite Giulia Bongiorno.

Per quanto riguarda le critiche il deputato Costa, di Azione, ha invece detto che vengono fatte da forcaioli.

Non penso che la nostra storia politica possa essere relegata nel termine forcaioli. Non lo siamo. La severità e anche la durezza delle pene è sempre stata contemperata a quella che è la minaccia sociale che può scaturire da determinati fenomeni come la mafia e la corruzione, che tra l’altro è il primo elemento che frena anche la crescita del Paese. Colpiscono queste dichiarazioni e le respingo totalmente.

Sul cosiddetto ergastolo ostativo era necessario trovare un punto di equilibrio tra diritti dei detenuti e tutela della collettività. Come è stato raggiunto?

Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro di sintesi. Siamo stati i primi a presentare una proposta di legge, con primo firmatario Ferraresi, e a chiederne la calendarizzazione in Aula. Poi il lavoro in Commissione.