Renzi attacca Conte. Ma si dimentica i favori chiesti a Putin. Da premier lo chiamò per lamentarsi di un servizio in tv

Renzi
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Intrappolato nella sua ossessione e atterrito dalle percentuali del suo partito in discesa rapida (Italia Viva secondo l’ultimo sondaggio per La7 ha solo lo 0,1% in più di ItalExit di Paragone, nonostante imperversi dando lezioni di politica) Matteo Renzi ha passato le ultime giornate contro il nemico numero uno: Giuseppe Conte. Mentre il mondo prova a arginare Vladimir Putin, Renzi è concentrato nella sua guerra da cortile contro il capo del Movimento 5 Stelle, lucrando perfino sui cadaveri della guerra in Ucraina pur di tirare qualche stilettata al suo chiodo fisso.

Mentre il mondo prova a arginare Putin, Renzi è concentrato nella sua guerra da cortile contro Conte

“Oggi ci dobbiamo rallegrare del fatto che a guidare il nostro Paese non ci sia più un premier fortemente legato agli ambienti russi. E questo lo si deve soprattutto a Italia Viva”, aveva detto l’altro ieri in Parlamento il vice presidente dei deputati di Iv. Attenzione: non ce l’aveva con Berlusconi che rideva con Putin mentre mimava il gesto di un mitra a una giornalista, non ce l’aveva con Salvini e Meloni che di Putin sono stati i barboncini sguinzagliati in Italia, ce l’aveva con Conte e con la missione umanitaria dei russi in tempo di Covid in Italia.

Secondo i renziani, infatti, insieme ai medici russi sarebbero arrivati dei militari che nulla hanno a che vedere con le questioni sanitarie e per questo promettono battaglia in Parlamento. Chissà come faranno faville quando gli racconteranno la parabola del generale Figliuolo. Ma l’aspetto più curioso dell’ultimo renzismo è il solito “fate quello che dico, non fate quello che faccio”: Renzi infatti, senza andare troppo lontano a cercare colpevoli, fu il presidente del Consiglio che autorizzò nel 2015 l’invio di mezzi blindati in Russia nonostante fosse in vigore l’embargo dopo l’invasione in Crimea nel 2014. Sono 94 blindati, di cui 83 consegnati nello stesso anno, per un valore di 25 milioni di euro. Il tutto in barba alla legge italiana 185 del 1990, quella che regola il commercio di armamenti, che prescrive infatti che le operazioni siano vietate “verso paesi nei cui confronti è stato dichiarato un embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione europea”.

Ma per saperne di più del rapporto tra Renzi e Putin basta leggere lo stesso Renzi che nel suo libro (Controcorrente) racconta di avere saputo di un servizio trasmesso da Russia Today (canale internazionale russo). Scrive Renzi: “Decido di chiamare Putin, con il quale negli anni si è instaurato un buon rapporto di collaborazione.

La telefonata è cordiale, come sempre. Dopo aver discusso di alcuni dossier caldi, che costituivano in tutti gli incontri e i contatti telefonici i principali punti dell’ordine del giorno – la Siria, la Libia, le sanzioni europee contro la Russia -, affronto direttamente la questione che mi riguarda e gli chiedo le ragioni del trattamento ricevuto da Russia Today. […] Due ore dopo Russia Today aveva già corretto il tiro e cambiato titolo al servizio”. Non male, come confessione.