Renzi beffa le sentinelle Ncd: il suo primo atto è una nuova tassa

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di Vittorio Pezzuto

Renzi sferra un attacco senza precedenti al Vaticano, costringendolo a pagare allo Stato italiano una cifra esorbitante per le migliaia di immobili di cui è proprietario. La notizia, clamorosa, è contenuta nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi diramato subito dopo la riunione del Consiglio dei Ministri: «Sono esentati dal versamento della Tasi soltanto i fabbricati della Chiesa indicati nei Patti Lateranensi (si tratta di circa 25 immobili destinati al culto ubicati a Roma)». Considerato l’intero ammontare del patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica nella Capitale, per il Vaticano si tratterebbe di una mazzata senza precedenti.
Viene così ripresa (e forse risolta) la questione della contestata esenzione dalla vecchia Ici per gli immobili del Vaticano che era stata al centro di un’indagine della Commissione europea tra il 2010 e il 2012. Alla fine Bruxelles aveva infatti stabilito che erano incompatibili «con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato le esenzioni concesse agli enti non commerciali per fini specifici», perché «tali esenzioni conferivano ai beneficiari un vantaggio selettivo relativamente alle attività commerciali svolte, essendo tali attività in concorrenza con i servizi forniti da altri operatori commerciali». Parole inequivoche, che però finora erano rimaste lettera morta.
In attesa di conoscere le reazioni della Santa sede, dobbiamo comunque osservare che il primo provvedimento del governo guidato dal Rottamatore è l’imposizione di una nuova tassa. Il decreto legge sulla Tasi approvato ieri prevede infatti per ciascuna tipologia di immobile una flessibilità delle aliquote pari allo 0,8 per mille, che potrà essere utilizzata dalle amministrazioni locali per compensare la totale detrazione della tassa. Così almeno è andato spiegando il sottosegretario Graziano Delrio che ha ricordato come la misura «era già stato oggetto di un accordo precedente» con le amministrazioni locali. Tant’è vero che a difenderla è soltanto il presidente dell’Anci Piero Fassino, che sostiene come comporti per i cittadini un aumento della spesa «molto minore rispetto all’Imu». Insomma, siamo al solito gioco delle tre carte. Federconsumatori e Adusbef denunciano infatti una «vera e propria stangata per le famiglie».

Tre beffe in arrivo
Secondo le prime stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, al netto delle detrazioni, una famiglia si troverà a pagare mediamente da 247 euro a 326 euro. Inoltre, dietro al provvedimento si nascondono diverse beffe per i cittadini.
La prima, denunciano, riguarda le famiglie meno abbienti che, grazie alla detrazione per la prima casa (e per eventuali figli a carico), non pagavano l’Imu e che oggi, alla luce di detrazioni ancora vaghe ed indefinite, con molta probabilità si troveranno a far fronte ad importi non indifferenti. La seconda riguarda gli inquilini, vale a dire le famiglie in affitto che non pagavano l’Imu e che si troveranno da un giorno all’altro a pagare parte della Tasi (dal 10 al 30%). La terza beffa riguarda le risorse stesse per le detrazioni: sembrerebbe infatti che, mentre nella prima formulazione della norma gli incassi derivanti dalla maggiorazione delle aliquote Tasi avrebbero dovuto essere destinati «esclusivamente» all’istituzione di detrazioni per le famiglie, ora dovranno essere semplicemente «finalizzati» alle detrazioni.
«Come purtroppo avevamo previsto – affermano i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – peserà come una simil-Imu sulle tasche delle famiglie. Le sue ricadute avranno ripercussioni importanti e deleterie sull’andamento della domanda di mercato già in forte crisi e quindi sull’intero sistema economico».
Sul piano politico, va registrata la netta ostilità di Forza Italia: «Il Governo parte con il piede sbagliato» osserva il deputato azzurro Raffaele Fitto. Per il presidente della Commissione Finanze della Camera Daniele Capezzone «serve a poco parlare di future detrazioni. Intanto c’è un aumento di un altro 0.8 per mille, equivalente a 1.4 miliardi. Dopo di che, è praticamente impossibile per lo Stato verificare come si comporteranno 8.100 Comuni. E quand’anche ci fossero eventuali detrazioni per le famiglie sulla prima casa, ci sarebbe comunque un riverbero negativo sui fabbricati industriali e aziendali e sugli altri immobili. I cittadini hanno motivo di grave preoccupazioni». E con loro, per la prima volta, anche la Santa sede.