Renzi cambia ancora verso. Se perde il referendum darà le dimissioni per non galleggiare, e conferma la riforma dell’Italicum

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Matteo Renzi torna indietro e ribadisce che se vince il “no” al referendum non “vuole galleggiare”. Nello studio di Che tempo che fa, proprio dove annunciò la personalizzazione del voto del 4 dicembre, il presidente del Consiglio ha rilanciato la sfida, rimangiandosi la promessa di non voler concentrare sulla sua persona il voto sulla Costituzione. Ma ha anche ricordato un aspetto a lui molto caro in questi giorni di campagna elettorale: “La riforma è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non credo che troverete un solo politico disposto a ridursi lo stipendio e i posti”.

“Se si deve stare a galleggiare è bene che ci vada qualcun altro. Io non sono in grado di essere quello che rimane nella palude. Se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri a fare i professionisti del galleggiamento”, ha affermato il premier, rispondendo alla domanda del conduttore Fabio Fazio sulle prospettive in caso di bocciatura della riforma. “Potere non è un sostantivo, ma un verbo. Uno sta al potere finché può cambiare, se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri”, anche perché “la politica non è l’unica cosa che conta nella vita”, ha aggiunto Renzi.

Il discorso-referendum è sfociato inevitabilmente nella questione interna al Pd. “Chi vuole fare il congresso del partito, deve aspettare il 5 dicembre”. Non è mancata la stoccata al Movimento 5 Stelle: “Comunque speriamo che oltre a noi, lo facciano anche gli altri, invece di stare dentro un blog”. Infine Renzi, per la prima volta in pubblico, ha dato il via libera ai ritocchi studiati per l’Italicum: “Sono d’accordo con il documento firmato. Ma la legge elettorale non c’entra con la riforma”.

Il primo commento alla sua intervista è arrivato da un avversario di spicco, il deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista: “Renzi, in caso di vittoria del ‘no’, ha detto che si sarebbe dimesso. Se dovesse vincere il ‘no’ deve fare quello che ha detto, dimettersi. Anche se è vero che quel che dice non lo rispetta mai, mente sapendo di mentire. Ma l’ha promesso lui, ha personalizzato il referendum, da arrogante qual è. Ha pensato gli avrebbe portato consensi e invece ha commesso un grave errore”