Renzi continua a fare il duro con l’Europa. Ma nel frattempo Padoan cambia la manovra per l’Ue

di Alessia Vincenti
Politica

Nessun passo indietro sulla manovra. Perché con il referendum alle porte non è possibile mostrare alcuna debolezza. Matteo Renzi è infatti intenzionato a portare avanti la linea dello scontro con l’Unione europea. Anche se, lontano dai riflettori mediatici, ha incaricato Pier Carlo Padoan di lavorare alle modifiche per accontentare gli interlocutori europei. Perché il premier rischierebbe di essere scaricato e rottamato dai suoi sponsor. In particolare la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

STRATEGIA
Renzi deve diffondere un’immagine di leader disposto a combattere per cambiare l’Europa. Anche perché da un punto di vista del consenso è quella che paga di più: personaggi come Jean-Claude Juncker non godono grande popolarità tra gli elettori. E in questo quadro, per ottenere qualche strapuntino, Palazzo Chigi può agitare uno spauracchio: se cade il suo Governo, viene spalancata la strada al possibile successo dei 5 Stelle. Che per i burocrati dell’Ue equivalgono al demonio. Quindi, almeno di facciata, il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha cercato di ridurre l’intensità dello scontro, derubricandolo a “normale dialogo” con i governi nazionali. Così, dietro ai muscoli di Renzi mostrati all’opinione pubblica, c’è il lavoro del Mef per cambiare la Legge di Bilancio. Proprio come chiesto dall’Europa nella lettera inviata al Governo italiano martedì scorso.

SLITTAMENTO
Il testo definitivo della manovra è slittato di giorno in giorno. Il limite del 20 ottobre, fissato per l’invio alle commissioni competenti in Parlamento, è stato calpestato in barba alle proteste delle opposizioni. “Il motivo di questo slittamento continuo è legato alla necessità di completamento del testo”, spiega una fonte che sta seguendo da vicino la stesura. Il ministro dell’Economia Padoan sta limando insieme ai tecnici quegli aspetti che possono rendere digeribile la Legge di  Bilancio ai pretoriani del rigore di stanza a Bruxelles. La condizione dettata da Palazzo Chigi è chiara: bisogna far percepire che Roma ha vinto la sua battaglia sui migranti e sui fondi per la ricostruzione post terremoto, dando la sensazione di portare a casa la vittoria nella “battaglia dello 0,1%”, ossia la percentuale di correzione richiesta dall’Ue.