Renzi contro Benassi per fare il servizietto ai Servizi. Le relazioni pericolose di Matteo in Arabia pongono inquietanti dubbi sul suo attaccamento all’intelligence

Pietro Benassi
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In questi giorni c’è un gran cercare su Google di Pietro Benassi (nella foto) per capire chi sia l’uomo che nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio ha acquisito la delega ai Servizi segreti. Una delega decisa l premier Giuseppe Conte per togliere a Matteo Renzi uno dei principali argomenti di polemica contro la maggioranza. Dunque non una persona conosciuta, ma un diplomatico che è stato Capo di gabinetto alla Farnesina con Emma Bonino e Federica Mogherini peraltro un tempo superenziana ed ora, dopo aver abbandonato la politica, direttrice dell’Istituto di Studi Europei.

Benassi ha lavorato con Conte dal 2018, è stato consigliere diplomatico a Palazzo Chigi prima nel governo gialloverde poi in quello giallorosso. Ambasciatore in Tunisia e Germania, è considerato un atlantista con ottimi rapporti con Berlino, il che non guasta mai. Insomma una figura di livello, una carriera diplomatica irreprensibile, nessuno scivolone, gestione puntuale di crisi come quella ai tempi di Solidarność in Polonia e la primavera araba in Tunisia, in entrambi gli scenari come consigliere. Eppure Renzi si è incapricciato, come solo lui può fare, di farlo saltare appena nominato.

Il motivo non è ben noto, ma sarà per qualche ripicchetta che l’ex premier vuole andare a segno contro di lui, visto che è stato, come detto, capo di gabinetto della ministra renziana Mogherini. Resta il fatto che Renzi, oltretutto in piena crisi di governo, è riuscito a volare in Arabia Saudita dove si è cuccato 80mila euro per una conferenza paravento con il principe Mohammed bin Salman, accusato dall’Onu di aver ordinato l’assassinio del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi, ucciso e fatto a pezzi nell’ambasciata saudita in Turchia.

Quindi abbiamo da una parte un Renzi che va a prendere i soldi in conflitto di interessi da un indiziato di un efferato delitto e dall’altro lato uno stimato diplomatico. Eppure lui, il “ragazzo dell’Arno” è fatto così, tutto stizza e rancore condito con smorfiette cattive della faccia. Un uomo inacidito (non è che prima stesse meglio, intendiamoci) dalla perdita verticale di potere, dopo essere passato da segretario del primo partito d’Italia con il 40% dei consensi al misero 3% del suo micro partitino con cui ricatta da mesi l’esecutivo.

Ma la domanda è un’altra. Renzi è mosso solo da qualche rancore personale contro l’ex ambasciatore o c’è dell’altro? E cioè perché se la prende così tanto per la gestione dei Servizi, nomina oltretutto che spetta al presidente del Consiglio e basta? Perché Renzi vuole a tutti i costi mettere bocca sui Servizi? E, data l’inchiesta della magistratura su Open che lo coinvolge, non è molto elegante il suo interesse per il ministero della Giustizia da cui vuole fare fuori Bonafede e per i Servizi stessi?

L’Italia è stata per anni un porto delle nebbie e queste “mosse del cavallo” come lui le chiama con termine scacchistico non aiutano certo a rasserenare una opinione pubblica già confusa dalla pandemia e che non dovrebbe essere continuamente sollecitata anche da interessi personali, da mire di potere che neppure Renzi si perita di nascondere, anzi ne fa un vanto. Il Quirinale fortunatamente vigila, ma in questi momenti difficili per il mondo intero, ma per l’Italia in particolare, ci dovrebbero essere risparmiate ulteriori apprensioni. Ci sono già abbastanza guai da affrontare per mettere in conto anche le smanie personalistiche di un ex premier avviato dai numeri verso l’inesorabile viale del tramonto.

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