Renzi contro i sindacati: sciopero generale indecoroso. Si rimangino tutto

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Apertura del premier Matteo Renzi sulla vertenza con le forze dell’ordine ed i militari. «I denari per risolvere gli sblocchi» dei salari «e gli scatti – spiega – secondo i ministri già possono essere trovati». Resta tuttavia la forte irritazione per quello sciopero generale annunciato mentre si trovava al vertice Nato in Galles. «I sindacalisti – accusa il premier – si sono comportati in modo indecoroso, si rimangino tutto quello che hanno detto, per rispetto ai loro colleghi». Dopo l’ottimismo espresso nei giorni scorsi dai ministri dell’Interno e della Difesa, Angelino Alfano e Roberta Pinotti, anche da Palazzo Chigi arriva un segnale positivo. Ma la soluzione è tutt’altro che semplice da trovare. Ballano 800 milioni di euro: è la cifra che servirebbe per lo sblocco completo dei tetti salariali a partire dal 2015. Una cifra non agevole da reperire, considerato lo stato delle finanze pubbliche. Ma 200-300 milioni di euro sarebbero già stati individuati da Alfano e Pinotti nell’ambito dei bilanci dei rispettivi dicasteri. Basteranno? I sindacati ed i Cocer non ci stanno ad uno sblocco parziale. Oggi si sono riuniti ed hanno preso atto «della volontà espressa dal presidente del Consiglio di pervenire ad una soluzione». Alla luce di questa premessa, tuttavia, «mantengono ferma la mobilitazione» già annunciata; «si astengono nell’interesse del Paese e dei propri rappresentati, dall’indire manifestazioni nazionali in attesa della convocazione preannunciata» da parte del premier. Da Palazzo Chigi non è partita ancora la convocazione delle organizzazioni di categoria. Renzi deve sbollire la rabbia. Da parte dei sindacati, ha sostenuto il premier, «c’è stata una reazione inaccettabile, che ha posto il tema dello sciopero, che è illegale» per le forze dell’ordine. Ai tutori della legalità – ha concluso – non ho bisogno di chiedere il rispetto della legalità« ma i »loro sindacalisti si sono comportati in modo indecoroso».

Abbassare le tasse del lavoro

«Senza voli pindarici portiamo l’Italia fuori dalla crisi», assicura il premier che attacca i sindacati per l’annuncio di uno sciopero «a prescindere» e liquida con un «brr che paura» le proteste dell’Anm sulla riforma della giustizia. La legge di stabilità è ancora tutta da costruire. Purtroppo le risorse, ammette il presidente del consiglio, non arriveranno né dalla rivalutazione del Pil – «ci avevo fatto la bocca», si rammarica Renzi – nè dalla crescita che non c’è. Ma i tagli alla spesa pubblica, è fiducioso il premier, serviranno a destinare 900 milioni alla scuola, a confermare il bonus di 80 euro e magari, spera ancora il capo del governo, ad allargare la platea a partire Iva e pensionati. Ma è l’ulteriore diminuzione delle tasse sul lavoro l’annuncio che il premier prende nel salotto di Porta a Porta, pur confermando che l’Italia rispetterà il tetto del 3 per cento deficit/Pil. «Il pil ballerà intorno allo zero, non basta per ripartire». Ma la mancata crescita non cambia la rotta che Matteo Renzi aveva pensato per la legge di stabilità: 20 miliardi di risparmi «senza tagli lineari» per confermare gli 80 euro e prendere nuovi impegni, in primis un’ulteriore diminuzione delle tasse sul lavoro.