Renzi dà l’avviso ai naviganti: se perde c’è un governicchio. La vittoria del No non sarebbe la fine del mondo, ma farebbe tornare al potere i vecchi tromboni

di Alessia Vincenti
Politica

Matteo Renzi contro tutti. Il copione, avviato da settimane, sta andando ancora avanti. Così è arrivata la disponibilità per qualsiasi confronto diretto con gli avversari: Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e addirittura Davide Casaleggio. “Possiamo farlo in radio, in tv. Il problema non è dove farlo ma se accettano, ma mi piacerebbe un confronto civile, pacato”, ha detto Renzi.

Dopo di me il diluvio – E fino al 4 dicembre sarà un crescendo di show e battibecchi per far passare un concetto: se viene respinta la riforma si torna al vecchio modello politica con inciuci tra partiti. Con l’invito arrivato a “non farsi fregare dai politici”, formulato dal premier, che evidentemente non si sente affatto appartenente alla categoria. Renzi ha insomma messo le cose in chiaro durante il tour elettorale di ieri: “Se i cittadini dicono di No e vogliono un sistema che è quello decrepito che non funziona, io non posso essere quello che si mette d’accordo con gli altri partiti per fare un governo di scopo o un governicchio”. Insomma, non è un annuncio di dimissioni, ma qualcosa che gli somiglia: “Io non sono come loro. Io non ce la faccio a rimanere abbarbicato a una poltrona per il gusto di mantenere la poltrona”, ha anche detto. A meno che non ci sia un nuovo incarico da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con lo stesso schema dell’attuale maggioranza. Rispetto alle scorse settimane, comunque, i toni sono più smorzati, decisamente meno apocalittici. In caso di stop alla riforma“il 5 dicembre non arriva Armageddon. Resta quello che c’è ora, con il Parlamento più costoso e numeroso, consiglieri regionali più pagati, ping pong legislativo senza uguali nel mondo”, ha osservato il presidente del Consiglio, a metà tra la propaganda e la volontà di proporre scenari catastrofici.

Volano stracci – A parziale sostegno del premier è arrivata la presa di posizione dell’avversario interno numero uno: Pier Luigi Bersani. “Se vince il No, Renzi può anche restare a Palazzo Chigi, magari un po’ acciaccatino. Io non ho problemi, basta che stiamo meno chiusi, meno comandini, meno arroganti e meno inchinati”, ha spiegato il leader della minoranza dem, ponendo comunque alcuni significativi paletti. “Se invece Renzi se ne vuole andare, sarà il presidente Mattarella a decidere il da farsi”, ha poi aggiunto. Ma il rapporto tra i due sembra davvero ai minimi storici: “Ho molto rispetto per Bersani, ma non capisco le sue metafore. Quella del tacchino sul tetto, non l’ho ancora capita. Ora la mucca nel corridoio. Questa analisi zoologica di Bersani è interessantissima ma io sono limitato e non riesco a capire”, ha commentato Renzi. Con una chiusura al veleno: “Capisco che ha votato tre volte la riforma in Parlamento e adesso vota No. Evidentemente la mucca o qualche altro animale deve avergli suggerito di cambiare opinione”.