Il Governo dimentica le periferie. E gli estremisti trovano casa. Cultura contro terrorismo era l’idea, ma il bando per la gara sembra sparito nel nulla

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di Stefano Iannaccone

Un investimento di 500 milioni contro il terrorismo. Attraverso la riqualificazione delle periferie. Per tenere lontana la minaccia estremista con l’arma dell’integrazione sociale. Tutto lodevole, se solo fosse stato attuato. Eppure era chiaro il manifesto anti-terrorismo del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, descritto dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi: scommettere sull’importanza della cultura. Così ha fatto inserire una norma nella Legge di Stabilità per la rivalutazione delle aree più degradate delle città con una spesa di mezzo miliardo di euro. In cambio ha ricevuto gli applausi degli amministratori locali, che però ora chiedono ragguagli. Allo stato dei fatti non si hanno notizie sul bando di gara che andava pubblicato entro il 31 gennaio. Quindi nessuno può presentare la domanda per ottenere i fondi.

RISCHI – Proprio nelle ultime ore il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è tornato a lanciare l’allarme parlando di “rischio sempre alto per l’Italia”. E la mancata risposta prevista dalla Legge di Stabilità solleva ulteriori perplessità sulle politiche per la sicurezza. “Visto che l’investimento di 500 milioni era stato fatto per l’antiterrorismo, devo pensare che siamo messi proprio male”, dice a La Notizia Samuele Segoni, deputato di Alternativa Libera-Possibile che alla Camera ha depositato un’interrogazione. “Temiamo che il vero obiettivo di Renzi sia quello di ottenere l’effetto mediatico”, aggiunge il parlamentare. Il progetto del governo prevedeva tuttavia una misura aggiuntiva rispetto a quanto già previsto dal piano triennale, entrato in vigore nel dicembre 2014 con uno stanziamento complessivo di 194 milioni. Ma, calendario alla mano, il timing è stato eluso con la mancata emanazione del bando mediante apposito decreto del presidente del Consiglio. Un problema non proprio secondario, visto che rende impossibile la presentazione dei progetti entro l’1 marzo, come è scritto nella legge. “La cosa non ci sorprende, perché la tempistica era troppo serrata. A conferma che interessava solo l’effetto-annuncio”, osserva ancora Segoni.

I COMUNI BUSSANO – Ma non solo le opposizioni fanno la voce grossa. Anche l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) ha manifestato un certo malumore. Perché quei soldi avrebbero fatto molto comodo nell’ambito della lotta al disagio sociale e per la riqualificazione delle periferie. “Riceviamo insistenti richieste da parte dei Sindaci in ordine al bando per l’assegnazione dei 500 milioni”, ha raccontato Stefano Lo Russo, presidente della Commissione politiche abitative, urbanistica e lavori pubblici dell’Anci. “Abbiamo chiesto – ha concluso – a fine dicembre un incontro alla presidenza del Consiglio per conoscere i contorni della proposta e non avendo avuto riscontro ribadiamo la disponibilità a istituire il tavolo tecnico necessario all’emanazione del bando”.

Twitter: @SteI

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