Renzi diserta la verifica. Con il solito penultimatum. Per non mollare il Governo Matteo vuole il Mes. M5S: “Così vuole riparare ai 16 miliardi di tagli agli ospedali che ha fatto”

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Si conosceva da giorni il calendario della verifica di governo: ieri al premier toccava vedere Italia viva. Ma i renziani, a poche ore dalla temuta resa dei conti, hanno fatto sapere che no, non ci sarebbe stato nessun vertice. Il motivo ufficiale è l’assenza della ministra Teresa Bellanova. “Lo sapeva anche il presidente del Consiglio che il capo delegazione di Iv era a Bruxelles, si erano sentiti: evidentemente non si sono capiti. Sicuramente un fraintendimento”, si giustifica Ettore Rosato. Il faccia a faccia è stato rinviato a giovedì. Ma resta il sospetto che il leader di Rignano abbia fatto slittare l’incontro per far crescere la tensione e tenere tutti sulla corda per altre 48 ore. Uno spazio utile a far risuonare, se possibile ancora più forte, le sue minacce.

Matteo Renzi rivendica di aver neutralizzato sul Recovery “il blitz notturno che avrebbe fatto approvare un documento non condiviso da nessuno e una task force in grado di sostituirsi al governo e al Parlamento”. Annuncia che consegnerà al premier un documento. E minaccia: “Stiamo facendo una battaglia per le idee, non per le poltrone: all’incontro (domani mattina) verranno anche le ministre, che sono pronte a rimettere il mandato, se serve”. Posta una foto che lo ritrae assieme al neopresidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Non a caso, secondo alcuni. Pare che l’ex premier progetti di andare a lavorare in America e di avere così, a maggior ragione, mani libere nella trattativa col premier. Renzi assicura: “Far cadere il governo? Non ci penso neppure”.

Ma nello stesso tempo provoca: la condizione per restare dentro? che si dica sì al Mes. Conoscendo bene la contrarietà del M5S, che infatti replica: “Come hanno illustrato la Fondazione Gimbe e il Corriere della Sera, i governi Renzi hanno tolto alla Sanità 16 miliardi in 2 anni e mezzo. Caro Matteo, ti capiamo, ma non è il Mes lo strumento migliore per riparare ai propri errori”. E insiste: in caso di crisi, si verifica se un’altra maggioranza è possibile. Allora non appare casuale che evochi l’ex presidente della Bce. “Sempre bello – dice – leggere le riflessioni di Mario Draghi”. Proprio quando si perpetua l’atteggiamento ondivago di Matteo Salvini, stretto tra la Meloni – contraria a qualsiasi maggioranza raccogliticcia e a qualsiasi governicchio – e Renzi. Di cui, e seppure, l’ex ministro dell’Interno dichiari di fidarsi zero.

“Ci mancano pochi voti in Parlamento. Ci sono 20 persone di buona volontà – si chiede il leader della Lega – che dicono che piuttosto che rimanere fermi con Conte scegliamo cinque cose da fare e ci diamo tot mesi di tempo per farle?”. Si sa che buona parte di FI sarebbe disponibile a trattare con Iv. “Ho contato fino a 163. è un numero sufficiente per un governo a maggioranza di centrodestra che potrebbe sostituire l’attuale. Basterebbe che qualcuno che fa solo avvertimenti a Conte lo volesse appoggiare”, esce allo scoperto l’azzurro Massimo Mallegni. Renzi varcherà il portone di Palazzo Chigi con la richiesta perentoria di ritirare il piano sul Recovery. Se non venisse accontentato, dopo la legge di Bilancio, si preparerebbe allo strappo. Cosa che appare molto credibile se venissero confermate le ambizioni renziane di lavorare all’estero.

Ma tutto si potrebbe risolvere, anche, in un ennesimo bluff se quello del senatore fiorentino, nonostante le sue smentite sul rimpasto, fosse solo un braccio di ferro per un posto al sole nel governo. Conte ritiene si possa rilanciare l’azione dell’esecutivo ma non intende galleggiare. Promette di parlamentarizzare il processo dei fondi Ue: “Sarà un piano nazionale, non ci sarà una concezione padronale”, rassicura. è pronto a modificare il suo progetto anche se rimane convinto – con il sostegno del ministro Gualtieri e del M5S – che una cabina di regia ci voglia. Le modifiche che proporrà saranno sufficienti a Iv? Dopo M5S e Pd, intanto, ieri anche Leu ha garantito appoggio a Conte e detto no a “giochi e giochetti”.

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di Gaetano Pedullà

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