Renzi è pronto a tutto per riprendersi il Pd. Non c’è più spazio per la mediazione e nemmeno per le primarie

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Toh, chi si rivede: la rottamazione. Solo poche settimane fa nessuno l’avrebbe detto. Ma il risultato delle amministrative e le analisi politiche di queste ore hanno riaperto il file. Del resto va letta in questa ottica l’affermazione perentoria che dice “basta alle mediazioni”, pronunciata dal Rottamatore, con l’implicito desiderio di agganciare il carro dell’innovazione al suo personale carisma, un po’ appannato dall’ultima tornata elettorale. Insomma, un sano ritorno all’antico come medicina per curare il presente. Cosa che gli chiedono di fare anche gli alleati alfaniani, troppo a disagio in una maggioranza condizionata dall’ala sinistra del partito. Renzi vuole riprendersi il partito e per farlo è pronto a tutto. Del resto il premier non lo ha mai nascosto “Siamo al Governo per fare, altrimenti non c’è alcun senso…”.

PUNTI SCOTTANTI
Ovviamente il “caso Marino”, in questo scenario, ha assunto un ruolo cruciale. Tutto ciò spiega perché il Capo del governo parli di una legislatura “da brividi” e del suo “momento più difficile”’. Le sfibranti mediazioni con la sinistra dem non hanno portato risultati e adesso i 3.000 emendamenti che giacciono in Senato sulla “Buona scuola” lo hanno indotto a pensare che non saranno nemmeno possibili le 100.000 assunzioni di prof promesse solo pochi giorni fa. Il no alle mediazioni, però, può anche essere un modo per farle ugualmente senza farsi impantanare in lunghi negoziati: i numeri in Senato sono quelli che sono e una potenziale scissione (che secondo Stefano Fassina è già stata compiuta da una parte dell’elettorato) farebbe venire meno la maggioranza, costringendo Renzi a sperare nel “soccorso azzurro” dei verdiniani. Un quadro complesso in cui è vitale per il segretario-premier piazzare i suoi uomini nei posti strategici: alla Camera arriva come capogruppo il fedelissimo Ettore Rosato, ma la partita vera si giocherà a livello territoriale con i vecchi potentati che hanno dimostrato, dalla Campania alla Puglia, di avere il controllo dell’elettorato. Ed è lì che colpirà la rottamazione.

LA FERITA
I ballottaggi hanno segnato e non poco il segretario del Pd che, intervistato da La Stampa è stato chiaro: “Queste elezioni dicono con chiarezza che devo infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito”. Un ritorno al passato ma fino a un certo punto perché oggi, a differenza di ieri, Renzi vede le primarie piuttosto come un nemico da abbattere: “Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me la loro stagione sarebbe finita”. Sulle recenti tornate elettorali Renzi ha spiegato: “Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti. Io in quelle scelte non ho messo bocca. Questo è un paese moderato, vince chi occupa il centro. La verità è che la gente vota sulla base della persona”.Un ritorno al Renzi1 che però non dovrebbe prevedere alcun ritocco alla legge elettorale, che come visto comporta ampi rischi con il ballottaggio: “L’Italicum comporta stabilità”, assicura il vicesegretario Dem, Debora Serracchiani.