Renzi in Arabia Saudita va a braccetto con Pietro Salini, numero uno di Impregilo. Che in Italia batte cassa a palazzo Chigi per il ponte sullo Stretto, appena rilanciato dal premier

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di Stefano Sansonetti

Chissà, magari è soltanto un caso. Del resto, a uno primo sguardo, sembra proprio che il Ponte sullo stretto di Messina non c’entri nulla con l’Arabia Saudita. Eppure un elemento in comune c’è. Si dà infatti il caso che ieri, ad accogliere il premier Matteo Renzi in visita nel Paese arabo, tra gli altri ci fosse anche l’amministratore delegato del colosso delle costruzioni Salini Impregilo, ovvero Pietro Salini. Presenza dettata dal fatto che Renzi ha visitato a Riad i cantieri della superlinea di metropolitana (42 Km) la cui costruzione è in mano a un consorzio in cui spiccano imprese italiane come la stessa Impregilo e Ansaldo Sts (che però ormai è stata venduta ai giapponesi di Hitachi). Salini Impregilo, però, è anche la società che più di ogni altra sta “battendo cassa” con palazzo Chigi proprio per il ponte sullo stretto di Messina.

IL PRECEDENTE
Il gruppo di Salini, infatti, era a capo del consorzio Eurolink che all’epoca si aggiudicò il maxiappalto per la costruzione del ponte. Il cui progetto, guarda un po’, è stato recuperato proprio la scorsa settimana dal presidente del consiglio, anche se solo in prospettiva. I contatti tra Salini Impregilo e palazzo Chigi, in questi mesi, si sono fatti sempre più intensi. Il fatto è che sul Governo italiano pende una spada di Damocle da un miliardo di euro. Basti pensare che è ancora in piedi il contenzioso da 700 milioni pretesi a titolo di risarcimento proprio dal consorzio Eurolink guidato da Salini Impregilo. Le cifra è stata chiesta alla società pubblica Stretto di Messina Spa, che è stata sì liquidata, ma è ancora viva e vegeta. La società si è opposta a questa maxi-richiesta e ha chiamato in giudizio il ministero dei trasporti e la presidenza del consiglio per essere tenuta indenne dalle conseguenze pregiudizievoli derivanti dall’eventuale accoglimento delle ragioni del consorzio. Ma c’è di più, perché la Stretto di Messina già da tempo ha chiesto al Governo un risarcimento da 325 milioni, in seguito al venir meno del rapporto di concessione connesso alla decisione di abbandonare l’opera. Insomma, Impregilo recupera soldi se lo Stato gli paga la maxipenale o se lo Stato riesuma il ponte e glielo fa ricostruire. Per questo, anche in Arabia, Salini e Renzi si marcano a uomo.

Twitter: @SSansonetti

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