Renzi indietro tutta: mette la colla alla poltrona di Palazzo Chigi. Ma se vince il no al referendum è spacciato

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Tornare indietro ora dopo tanti annunci non sembra proprio la scelta più azzeccata. Ma è proprio questa la tattica post-ombrellone messa in campo da Matteo Renzi che è tornato sulla scena scongiurando le dimissioni in caso di sconfitta al referendum costituzionale di novembre. Dimissioni che nessuno gli aveva chiesto, ma che il premier stesso, insieme al ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, aveva messo sul piatto in caso di vittoria del “No”. Una posizione ribadita in tutte le salse salvo poi cambiare idea, come spesso accade nella politica di casa nostra. Adesso che l’acqua si sta facendo sempre più torbida Renzi ha affermato: “Comunque vada si voterà nel 2018”. Come e con quale Governo resta davvero un’incognita. Perché al di là degli annunci sono necessari numeri. Che già ora tornano poco, figuriamoci in caso di sconfitta. Parole che hanno già prodotto la brusca reazione di 5 Stelle e opposizioni.

LA CONTESTAZIONE
Durissimo l’attacco che arriva dal fronte pentastellato: “Sul referendum ormai Renzi è diventato rimbarazzante. Prima ha personalizzato l’esito della consultazione sulla riforma costituzionale, legando la sua permanenza al governo a un’eventuale vittoria del no”, ha affermato Laura Castelli, capogruppo dei 5 Stelle a Montecitorio, che ha continuato: “Ora, sondaggi negativi alla mano, fa marcia indietro e dice che rimarrà aggrappato alla poltrona, anche se dovesse perdere il Sì.n presidente del Consiglio che smentisce se stesso e che mente spudoratamente agli italiani, è più adatto a essere il protagonista di un romanzo di Collodi, come Pinocchio, che a guidare il nostro Paese”. Pinocchio che viene evocato anche da Renato Brunetta di Forza Italia e da Roberto Calderoli della Lega. A portare soccorso al premier c’ha dovuto pensare il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “Renzi ha fatto bene a dire che non si dimette. Io ho sempre contestato la sua precedente presa di posizione”.

AMNESIE SU TUTTI I FRONTI
Nel capitolo promesse ritrattate non c’è solo quella delle dimissioni in caso di sconfitta al referendum e ora ritrattata. Restano irrisolti anche altri nodi, uno su tutti è quello della promessa di sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Quella del referendum è però la promessa ritratta dopo annunci su annunci a microfoni aperti che nei picchi di massima temperatura parlavano addirittura di “addio alla politica in caso di sconfitta”. A mettere, intanto, altra carne a cuocere è la minoranza Pd con Roberto Speranza, uno dei leader della minoranza, sul fisco: “Non si può affrontare con le caricature come fa il segretario. Meglio essere chiari. Per me se togli la tassa sulla prima casa anche ad un miliardario, come purtroppo abbiamo fatto, commetti un errore grave. Più in generale ridurre le tasse ha un moltiplicatore di crescita 0,8 fare investimenti 2,5/3”.