Renzi lavora alla nuova segreteria del Pd. Ma Speranza dà un calcio negli stinchi: chiede la fine dei voucher o sosterrà il referendum anti-Jobs Act

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Ogni giorno ha la sua pena nel Partito democratico. Specie per il segretario Matteo Renzi, che sta cercando la strategia per il rilancio dopo la batosta incassata al referendum. Dopo il rientro a Roma ha organizzato una serie di incontri a Largo del Nazareno: la priorità è ora la riorganizzazione delle segreteria. Al fianco dell’ex premier ci sono il presidente del partito, Matteo Orfini, e il vicesegretario, Lorenzo Guerini. Nella sede del Pd sono già passati il senatore, Andrea Marcucci, e l’ex sottosegretario, Tommaso Nannicini, indicato come uno dei possibili uomini forti della nuova segreteria.

Ma per Renzi non è mai un giorno semplice. L’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, ha infatti lanciato l’ennesima sfida: da leader della minoranza dem ha annunciato il possibile sostegno al referendum anti-Jobs Act proposto dalla Cgil. La condizione per non appoggiare l’iniziativa è la cancellazione dei voucher.  Le possibilità di un dialogo sul rinnovo della segreteria sono state quindi definitivamente azzerate: i bersaniani puntano allo scontro totale.

“Se la Corte Costituzionale ammettesse i tre quesiti sul Jobs actil Pd dovrebbe immediatamente intervenire in Parlamento per cercare di porre rimedio alle cose che non hanno funzionato. Questo è molto facile sui voucher, abbastanza facile intervenire sulla parte che riguarda gli appalti”, ha scandito Speranza intervenendo a Repubblica Tv. “È un po’ più difficile intervenire sull’articolo 18, che non potrebbe essere  reintrodotto completamente perché sarebbe molto complicato da fare”., ha sottolineato riguardo al contenuto del referendum. Ma lo sfidante di Renzi al prossimo congresso del Pd ha ribadito:”Se la legge sui voucher non viene modificata e non viene intaccato un meccanismo che ha portato a una distorsione nell’uso di uno strumento nato essenzialmente per fare emergere il lavoro nero, allora non c’è dubbio che, se c’è il referendum, allora io al referendum voto sì. Tra lo status quo e l’abrogazione, io voto per l’abrogazione”. 

“Il congresso è necessario. Non basta una ‘gazebata’ fatta la domenica mattina per mettere una croce su un nome e credo anche che la leadership di Renzi vada cambiata”, ha attaccato l’ex presidente dei deputati dem