Renzi nuota contro-corrente (del Pd)
“O tutto o niente”. E per gli Enti locali fissa una data: 25 maggio

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di Angelo Perfetti

Renzi non ha voglia di perdere tempo e sfida tutti: le correnti interne (con i suoi tentacoli in Parlamento), gli alleati di governo che scalciano, l’ala berlusconiana che non vuol sentir parlare di riforme. Il messaggio lanciato dal palco della Direzione Pd è chiaro: ”Se qualcuno pensa di intervenire in Parlamento per modificare qualcosa di fondamentale, sappia che manda all’aria tutto: questa non è una riforma ‘a la carte’. O si fa tutto il pacchetto o viene meno l’accordo”. Se però la minaccia è chiara, lo è meno la eventuale “punizione”. Parlando della nuova legge elettorale, per la vulgata ormai l’Italicum, Renzi ha confermato l’idea di assegnare un premio di maggioranza che non sia superiore al 18% per la prima forza politica che superasse almeno il 35% in modo che il vincitore abbia una rappresentanza in aula di circa il  55%, il che darebbe stabilità al governo. In aggiunta a questo, viene previsto un turno di ballottaggio tra le due principali coalizioni, qualora nessuno superi il 35% in prima battuta. La parte restante dei seggi andrebbe ripartita fra le altre forze politiche in base alle rispettive percentuali di consenso (ma con una soglia di sbarramento tra il 5 e l’8% per i partiti e del 12% per le coalizioni).

Liste bloccate

Il segretario del Pd ha spiegato che nel modello ci saranno “120 circoscrizioni, 4 volte più grandi del Porcellum, di fatto sono collegi plurinominali di circa 500mila persone con il nome che si può mettere sulla scheda. Ci sono diverse ipotesi su questo punto e ne discuteremo, ma se nella
circoscrizione ci sono 4 candidati, 4 posti da assegnare, il Pd presenterà 4 candidati”.

Il Titolo V
Il pacchetto di riforma degli enti locali “consentirà di spiegare agli elettori, se lo facciamo entro il 25 maggio, che la riforma della politica ce la facciamo noi”, afferma Matteo Renzi. Il pacchetto prevede una riforma costituzionale del titolo V, con “l’eliminazione della materia concorrente tra Stato e Regioni” e l’attribuzione allo Stato di “alcune competenze come l’energia, perché è un errore tenerla in mano alle Regioni”. Un errore che deriva dalla riforma del titolo V fatta dal centrosinistra: “Abbiamo sbagliato”, ammette Renzi. Ma ciò “non significa un’assoluzione della burocrazia centrale e centralista che ha fatto più danni della grandine.

Cuperlo infastidito

Il presidente del Pd Gianni Cuperlo ha chiuso il suo intervento alla Direzione nazionale del partito con una considerazione al vetriolo; nel mirino non tanto le proposte quanto il metodo usato da Renzi: “Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell’8 dicembre? Che altrimenti è come boicottare la storica riforma istituzionale? Se si dice questo e’ inutile convocare la direzione tra quindici giorni: andate spediti e ci rivediamo a una nuova direzione che riconvoca le primarie la prossima volta. Funziona cosi’ un partito? Io spero di no. E credo di no”.

Legge elettorale, è scontro sulle preferenze

Il doppio turno anti larghe intese alla fine mette tutti d’accordo. O quasi. Dal Porcellum a Italicum: è questo il nome della bozza di legge elettorale targata Renzi-Berlusconi che ieri ha passato l’esame della direzione del Pd senza alcun voto contrario: 111 sì e 34 astenuti. Ma con il presidente dei democratici Gianni Cuperlo che, poco prima del voto, ha lasciato in polemica l’aula. Lo scontro è andato in scena sul capitolo preferenze, assenti anche nella nuova proposta, con Cuperlo che ha avanzato addirittura dubbi di costituzionalità: “La proposta di legge elettorale non è convincente perché non garantisce né una rappresentanza adeguata, né tutela il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti. E c’è di più”, secondo il presidente del Pd, “non garantirebbe neanche la governabilità”. Ma i dubbi relativi alla costituzionalità sono stati presto fugati da Renzi che ha spento immediatamente la miccia accesa da Cuperlo fissando anche dei paletti temporali: “Entro il 15 febbraio il Pd presenterà un ddl costituzionale, per arrivare all’ok in prima lettura al Senato entro il 25 maggio. Rifiuto l’idea di legarlo al termine delle riforme costituzionali”. Non solo riforma elettorale perché del pacchetto riforme, concordate nell’incontro di sabato al Nazareno con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, fanno parte anche la revisione del Senato e del titolo V della Costituzione.

Doppio turno
Italicum prevede un ricorso al ballottaggio tra le due forze più votate qualora nessuna coalizione riuscisse a ottenere al primo turno il 35% dei consensi che garantirebbe il premio di maggioranza. Se invece la prima forza politica dovesse centrare la soglia prevista guadagnerebbe un premio di maggioranza non superiore al 18% in maniera tela da ottenere una rappresentanza in aula tra il 53 e il 55%. Gli altri seggi verrebbero assegnati tra le restanti forze che però abbiano superato determinate soglie di sbarramento: il 5% per i partiti in coalizione, l’8% per le forze che decidono di correre da sole e del 12% per le coalizioni. Nel nuovo modello  proposto ci sono 120 circoscrizioni, quattro volte più grandi del Porcellum: si tratta sostanzialmente di collegi plurinominali (bloccati).

Aut aut
“Nessuna modifica o salta tutto”, questo l’avvertimento di Renzi alla platea dem. Le tanto vituperate liste bloccate, quelle che per intenderci hanno portato in Parlamento tanto per dirne due tra i più criticati Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, sarebbero presenti anche nel nuovo disegno.   “Sembra che con le preferenze si risolva tutto. Io non ho particolari problemi, non avendo vissuto la degenerazione della prima repubblica”, ha affermato Renzi, “ma l’accordo politico raggiunto non prevede la preferenza. E per attenersi alle questioni interne al Pd il segretario ci tiene a sottolineare che se fosse ancora lui al vertice del partito due saranno gli impegni nella scelta dei candidati: “Le primarie, come ha fatto Bersani con le parlamentarie, e il vincolo assoluto della rappresentanza di genere”. Un aut aut non gradito affatto dalla minoranza democratica che ha criticato duramente la decisione di non “restituire il diritto di scelta ai cittadini”.

Trattative continue
Un doppio turno e non un sistema secco alla spagnola che sembra andare incontro anche alle richieste del leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano. Non tutti i nodi però sembrano essere stati sciolti e alla fine Italicum dovrebbe soddisfare anche gli alfaniani, che però promettono battaglia sul capitolo  preferenze. I Cinque Stelle, invece, restano in attesa del responso della rete, con un referendum online che dovrebbe svolgersi nelle prossime ore. Intanto c’è da registrare ancora un durissimo attacco di Beppe Grillo a Renzi: “La profonda sintonia con un pregiudicato al quale vengono affidate le sorti del Paese attraverso una nuova legge elettorale è un’allucinazione”. Ma intanto i due testi di proposta di legge elettorale presentati dal Movimento in Parlamento ripercorrono proprio il modello spagnolo (seppur con alcune varianti in primis sulle preferenze), tanto auspicato dai leader di Pd e Fi.