Renzi prova ad alzare la voce

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di Fausto Tranquilli

Frecciatine, prove di forza e poi le solite dichiarazioni di comodo. Il solito politichese. Ma la sostanza anche ieri, dopo l’incontro tra Renzi e Barroso, non è cambiata. Il rottamatore ha provato a fare la voce grossa, a urlare che l’Ue non può soffocare l’Italia, salvo alla fine doversi piegare alla dura legge di un’Europa che detta le regole a Roma, piacciano o meno a Palazzo Chigi.

Le scaramucce
Il premier Matteo Renzi e Jose Manuel Barroso ieri si sono confrontati sul tema delle riforme e del rispetto dei vincoli europei. Due temi oggetto di una serie di duri scambi di battute a distanza prima del faccia a faccia, con il presidente del Consiglio dei ministri che insiste sulla necessità di un allentamento dei vincoli per portare a buon fine le riforme e l’Ue decisa a non fare sconti sul fronte del rigore nei conti. “Noi rispettiamo tutti gli impegni, ma l’Europa risolva i problemi”, ha incalzato il rottamatore durante il Consiglio dell’Unione europea.

Il faccia a faccia
Ma dopo la solita prova muscolare nulla è cambiato. Non sono servite le parole del premier italiano nei giorni scorsi, quando ha ventilato la possibilità di portare il deficit dal 2,6 al 3%, per coprire i tagli promessi alle tasse. Al termine di un’ora e mezza di colloquio a Bruxelles con il presidente della Commissione, l’intraprendente fiorentino ieri pomeriggio si è dovuto nella sostanza piegare alla dura posizione dell’Europa e dichiarare: L’incontro è andato bene, molto bene”. Il tutto mentre lo stesso Barroso si affrettava invece a specificare di avere sull’argomento la stessa posizione espressa dal presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy: “Tutti in Europa devono rispettare le regole concordate”.

Il Consiglio
Un gioco delle parti con un’Italia nei fatti umiliata andato avanti nella seduta del Consiglio dell’Unione europea, dove Renzi non si è limitato a sostenere che il Belpaese mantiene gli impegni ma l’Europa deve risolvere i problemi. Il premier ha infatti aggiunto che con Barroso ha parlato di riforme, “non di zero virgola” sui margini di manovra italiani. Solo per non dire che a quegli zero virgola si è dovuto piegare. “Stiamo rivoluzionando e cambiando l’Italia – ha affermato sempre il presidente del Consiglio – le coperture sono fuori dubbio, chi non si fida delle parole del primo ministro aspetti il Def”, il Documento di economia e finanza da approvare il prossimo 10 aprile e da inviare a Bruxelles. Un intervento in cui, andata male con Barroso, Renzi ha cercato di rimediare ricorrendo alle sue doti di comunicatore: “L’Italia non viene in Europa come uno studente fuori corso, ma come un Paese fondatore che rispetta i vincoli, per questo faccio fatica a capire le polemiche”. Per lui le riforme che puntano a “cambiare il Senato, il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione e la creazione di un’autorità anticorruzione, sono più importanti delle discussioni su uno 0,2% di deficit”. L’Europa?“Non è la causa dei nostri problemi ma la possibile soluzione”. Alla fine a resistere sul fronte anti-Ue è rimasto solo il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, in prima fila tra gli euroscettici. Il leader del partito del Nord si è rivolto a Barroso e Va Rompuy affidandosi a Facebook. Ma non sarà certo un dibattito sui social network a modificare le politiche dell’Europa e se gli italiani erano già a dieta devono rassegnarsi a stringere ulteriormente la cinghia.

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