Renzi sbugiarda la Lorenzin. Ma i tagli sulla sanità restano. Il premier assicura: sulle cure pronti a cambiare. La mannaia sulle visite mediche però resta

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Probabilmente converrebbe che la prossima volta Matteo Renzi e il suo ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si parlino prima tra di loro, convergano su quanto c’è da dire e poi esprimano un concetto che sia unico, preciso, chiaro. E invece ieri abbiamo assistito ad un premier che, in risposta alo question time della Camera, è tornato ancora una volta sul tema sanità, sbugiardando il ministro.

IL DECRETO
Facciamo un passo indietro. Circa una settimana fa (il 22 settembre, per la precisione), la Lorenzin presentava uno schema di decreto che prevede il taglio di ben 208 prestazioni che non saranno più coperte dal servizio sanitario nazionale ma che saranno a carico del paziente. Nel mirino della spending review ministeriale, un po’ di tutto. Dalle tac alle risonanze magnetiche fino ai test allergologici e genetici. Una vera e propria mannaia, peraltro insensata, che ha fatto scaturire un mare di proteste da parte dei diretti interessati, i medici (che si troveranno tra l’incudine e il martello, tra le multe ministeriali nel caso in cui non si seguano pedissequamente le nuove disposizioni e il dovere di curare i pazienti che, peraltro, potrebbero poi anche denunciare gli stessi medici). Ma non c’è protesta che tenga, aveva fatto capire la solerte Lorenzin: bisogna tagliare e fare cassa.

L’ENNESIMA RENZATA
E, invece, cosa dice ieri Renzi? “I dati sulla sanità sono diversi”. Ovvero, “nel 2002 erano 75 miliardi di euro del Fondo Sanitario Nazionale; erano 106 nel 2016, quest’anno sono 110, il prossimo anno saranno 111. Possiamo discutere su come impiegare questi denari, possiamo fare consultazioni web e chiedere ai medici. Se c’è da cambiare qualcosa nel provvedimento approvato qualche settimana fa sull’appropriatezza delle cure, siamo pronti a farlo, anche perché non dobbiamo dare l’impressione ai cittadini che si tagliano le cure”. È evidente che qualcosa non torna. A discutere ci avevano provato i sindacati di categoria già nei giorni scorsi ma si sono visti rifiutare qualsiasi tipo di incontro, tanto che non hanno potuto far altro che minacciare uno sciopero generale. Per non parlare del sapore di presa in giro della dichiarazione renziana “non dobbiamo dare l’impressione ai cittadini che si tagliano le cure”. Una frase che cerca di smentire la realtà palese del taglio di ben 208 prestazioni sanitarie. Non è un caso, d’altronde, che il premier abbia parlato di “dare l’impressione” che non ci saranno tagli. Appunto: solo l’impressione.

PORTE IN FACCIA
Il premier si è soffermato anche su altri temi. Dalla ripresa (“Questa prima fase aveva come scopo portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili e ora possiamo dire: missione compiuta”). fino al reddito di cittadinanza: “Ritengo non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza se non riguarda tutti”. Trattativa chiusa, dunque, con i Cinque Stelle.