Renzi si crede ancora premier. Ma assomiglia più al nuovo Alfano. Italia Viva lancia a Torino la sua cura per il Paese. E col 5% promette decreti e modifiche alla Manovra

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Un piano shock da 120 miliardi “per rilanciare investimenti e infrastrutture nei prossimi tre anni”. Non ci sarebbe nulla di strano ma anzi solo da applaudire se a presentarlo e a parlarne fosse il presidente del Consiglio. Fa sorridere, invece, se la ricetta arriva direttamente da Matteo Renzi. E non tanto perché gli si potrebbe chiedere perché mai non abbia mai parlato di un bottino da 120 miliardi quando era lui a Palazzo Chigi, quanto perché sembra quasi che, da quando è nata la nuova formazione di Italia Viva, il senatore fiorentino quasi abbia dimenticato di essere, per l’appunto, un semplice senatore e non il premier.

PARADOSSI SU PARADOSSI. La posizione vissuta in questo periodo da Renzi e dal suo partito è tutto fuorché chiara. Non è presidente del Consiglio ma si comporta da tale lanciando piani economici. Non è all’opposizione ma si comporta da tale parlando di un piano shock a un evento partitico piuttosto che discuterne con la maggioranza di cui pure dice di appartenere. Il punto è proprio per questo: perché se c’è la possibilità concreta di trovare questi soldi “per rilanciare investimenti e infrastrutture” Renzi o chi per lui non ne ha parlato con Roberto Gualtieri?

Eppure tutti ricordiamo che proprio Renzi ha detto non più di tre mesi fa che proprio per senso di dovere occorreva sedersi attorno a un tavolo e formare un nuovo Governo al posto di quello gialloverde. Che fine ha fatto – verrebbe da dire – quel senso di dovere dato che ora, nel momento in cui Renzi dice di avere tra le mani la ricetta miracolosa, invece di sedersi attorno a un tavolo decide di lanciarla alla prima convention ufficiale del suo partito, che si è tenuta ieri a Torino?

IL NUOVO ANGELINO. Ed ecco l’altro aspetto che lascia basiti. A parlare e a minacciare continuamente la tenuta dell’esecutivo è un partito che nessun sondaggio dà superiore al 5%. A ben vedere, Renzi svolge la stessa funzione che un tempo rivestiva il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. È diventato, di fatto, l’Alfano di se stesso. E in questo procedere ondivago Renzi continua a usare la Manovra 2020 per lanciare minacce a Giuseppe Conte, salvo poi farle rientrare il minuto dopo. La manovra economica, ha detto ieri intervistato dal Sole 24 Ore, “ha il merito di aver evitato l’aumento dell’Iva”; certo ma “non basta e non può bastare”. Esattamente come dicevamo prima: per metà in maggioranza e per metà nell’opposizione.

E in questa confusione di ruoli e posizione arriva anche la proposta a tratti bislacca lanciata ieri da Torino: “Vogliamo semplificare e velocizzare. Ci sono 120 miliardi pronti per essere spesi. Lavoreremo per due mesi sul piano shock, andando Comune per Comune per approfondirlo insieme. Poi, sulla base di ciò che raccoglieremo, il 15 gennaio presenteremo al presidente del Consiglio un testo di legge che chiederemo di trasformare in decreto legge”. In altre parole: il piano, nei fatti, non c’è. Ma in ogni caso Renzi avanza l’ipotesi di un decreto legge da sottoporre al presidente del Consiglio Guiseppe Conte. Dimenticando che il senatore ha lo strumento del disegno di legge, mentre il decreto compete, per l’appunto, ai membri dell’esecutivo tra i quali – purtroppo – Renzi non c’è. Vedremo se e come questo testo arriverà. In ogni caso la Manovra è arrivata al punto: oggi scade il termine per la presentazione degli emendamenti in Senato. E capiremo se Pd e Cinque Stelle dovranno guardarsi le spalle dal Centrodestra o, prima ancora, dall’ex alleato Renzi.