Renzi si è fermato a Eboli. Soldi in ritardo e niente classe dirigente, il Mezzogiorno punisce il Pd

di Stefano Iannaccone
Economia Politica

Non sono bastate le vagonate di miliardi promesse con i Patti per il Sud. Né è servito l’impegno degli ultimi giorni di campagna elettorale con i comizi a poche ore dal voto. Gli elettori del Mezzogiorno hanno punito il Partito democratico. E le elezioni di Napoli sono diventate un drammatico esempio per il Pd, rimasto fuori dal ballottaggio con la candidata Valeria Valente. “Inutile girarci intorno. Matteo Renzi non ha pensato a una classe dirigente capace di occuparsi  del sud”, ammette un dirigente del Pd di alto rango. Tanto che, nella travagliata notte elettorale, lo stesso Renzi ha detto in privato: “Cambio tutto il gruppo dirigente del partito meridionale, perché così non si può andare avanti”.Il presidente del Consiglio si è a lungo disinteressato della questione meridionale. L’annuncio del Masterplan per il Mezzogiorno, fatto ad agosto 2015, non ha avuto seguito per mesi. “Il premier ha spesso preferito non invischiarsi nelle beghe meridionali. Perché aveva paura di infilarsi in una serie di problemi che gli avrebbero fatto perdere consensi”, raccontano fonti molto vicine a Palazzo Chigi. Così ha affidato il partito ai “cacicchi”, avrebbe detto Massimo D’Alema, come Vincenzo De Luca in Campania, che pure gli ha creato qualche grattacapo, e Mario Oliverio in Calabria. In Puglia, invece, ha trovato in Michele Emiliano un avversario abbastanza tosto.

ALA SPEZZATA – Dunque i patti per il Sud sono arrivati fuori tempo massimo rispetto alla scadenza elettorale, peraltro con molte incognite sui fondi. A Napoli la situazione è scoppiata fragorosamente tra le mani di Renzi, che ha deciso di mandare un commissario, probabilmente il deputato Ernesto Carbone. Ma il Mezzogiorno ha riservato un’altra amara sorpresa al presidente del Consiglio: lo stop a qualsiasi ipotesi di alleanza organica con Denis Verdini. Sempre a Napoli, ma anche a Cosenza, Comuni in cui Alleanza liberalpopolare-Autonomie (Ala) ha sostenuto pubblicamente i candidati dem, l’esito è stato disastroso con un consenso fermo al 20%. “Adesso la questione non si pone più, gli elettori sono stati chiari”, chiosa un esponente della maggioranza dem.