Renzi si prende l’interim e prova a ribaltare il dicastero. Per il dopo è rissa tra partiti. Restano in lizza Cantone e Delrio

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Almeno per il momento la pratica Infrastrutture è congelata. Dopo il colloquio al Quirinale con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha assunto l’interim del ministero delle Infrastrutture, in attesa delle decisioni successive. Che, a quanto sembra di capire, non arriveranno a breve e saranno comunque il frutto della dialettica politica che si svilupperà nei prossimi giorni fra le forze che fanno parte della maggioranza. Tradotto dal politichese significa che Renzi, prima di tutto, vuol capire che sta succedendo realmente dentro al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e, successivamente, qual è il reale peso elettorale dell’ingombrante, e imbarazzante, alleato.

LA VARIABILE
E per capire il peso dei numeri non bastano i sondaggi, occorrono le urne. Da qui l’ipotesi che l’interim vada avanti sino alle regionali. Giusto il tempo per tagliare le unghie ai dirigenti troppo aggressivi e spostare qualche direttore generale poco incline allo spoil system, servendo su di un piatto d’argento al nuovo ministro un ministero più agile e in sintonia con il governo. Per quest’ordine di ragioni da parte del Colle c’è stata una sostanziale presa d’atto, senza particolari suggerimenti o esortazioni. Dal fronte del toto nomi, intanto, continuano ad emerge malumori e autocandidature. L’altro giorno Ncd aveva chiesto che l’uscita di scena di Lupi non avesse come conseguenza un ridimensionamento del peso del partito centrista nell’esecutivo. Scelta civica lamenta il pericolo di un bicolore Pd-Ap. Mariano Rabino, responsabile Sc per gli Enti locali, sostiene che “quelli di Area Popolare vogliono trasformare il governo in un bicolore”. Ma la vera partita per la successione a Lupi vede in campo due opzioni: quella politica, che vede in pole position il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, e quella tecnica con il possibile approdo a Porta Pia di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione. In attesa delle decisioni, quello che sembra certo, secondo gli addetti ai lavori, è che la cifra che il premier Renzi vuole imprimere al nuovo corso del ministero delle Infrastrutture è quella della discontinuità.