Renzi si rottama da solo. Voleva far fuori Conte finisce come al Papeete. Matteo ha messo a rischio il Paese. Per condannarsi all’irrilevanza

MATTEO RENZI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Matteo Renzi come l’altro Matteo (Salvini) nell’estate del Papeete. “Sono persone che agiscono in modalità o la va o la spacca”, ha avuto modo di commentare Massimo Cacciari. E oggi come ieri “non è andata”. L’ex Rottamatore rischia un suicidio politico. Salvini, quanto meno, è in sella a un partito che viaggia a due cifre mentre il senatore di Rignano conta su un 2 virgola qualcosa. Renzi ha provato a staccare la spina al governo Conte II ma a prendere la scossa è stato lui. Ha attaccato il premier, politicamente, personalmente. Accusandolo di aver creato un vulnus nelle regole della democrazia, di essere filo trumpiano e di aver ridotto la politica a un reality show, tra una diretta Facebook e l’altra, dietro l’abile regia di Rocco Casalino.

Anche ieri in Senato ha puntato il dito contro Giuseppe Conte: “Lei ha avuto paura di salire al Quirinale, perché ha scelto un arrocco che farà comodo a lei ma certo non alle istituzioni”. Invece “ora o mai più” bisognava scegliere, “fare un passo in avanti”. E col sapore di dare una rivelazione dice: “Quando sono venuto da lei mi ha chiesto se ero interessato a incarichi internazionali e io ho detto no”. La verità è che, pur fregiandosi di aver fatto nascere questo governo, Renzi, con la sua Iv, ha sempre recitato la parte del signor No. Ricordiamo tutti la guerra sul tema della giustizia e della prescrizione che ha condotto contro il ministro Alfonso Bonafede.

Le pulci fatte alla legge di Bilancio, ai diversi provvedimenti economici, la posizione contraria assunta sulle concessioni autostradali – con Iv che ha sempre difeso il mantenimento della concessione pur facendo pagare i danni ad Atlantia – fino alle critiche ai Dpcm e alla linea di rigore decisa dal governo in piena escalation della pandemia. La richiesta incessante del Mes, pur sapendo che era un tema divisivo all’interno della maggioranza. E su tutti la battaglia campale sul Recovery plan che è stato il pretesto per la rottura definitiva.

E che sia stato un pretesto, lo sostiene anche Conte nella sua replica quando, per la prima volta, nomina Renzi. “E’ contraddittorio contribuire al miglioramento del Recovery e poi non accettarlo perché non c’era il Mes”, dice. E rivolto a Iv: “Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?”.

La scommessa di Renzi, che per evitare la diaspora tra i suoi ha optato per l’astensione nel voto al Senato, era che, con una maggioranza risicata per Conte, Iv si rivelasse ancora determinante, con l’auspicio che dopo il passaggio alla Camere ci fossero ancora margini per una trattativa. Ma ha perso la scommessa. Se non per i renziani, per lui la porta dell’avvocato pugliese appare definitivamente chiusa.