Renzi stringe sulla corruzione. Basta sconti e pene più alte. Così il premier reagisce a Mafia Capitale

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Gli ultimi sondaggi parlano chiaro. E il campanello d’allarme è suonato anche dalle parti del Nazareno. Con la crescita della Lega Nord, che avrebbe superato pure Forza Italia, e il numero dei potenziali astensionisti che si è impennato, è sceso in campo un preoccupato Matteo Renzi annunciando misure estreme per dare un duro colpo alla corruzione. “Quattro piccole grandi modifiche al codice penale in materia di corruzione saranno esaminate giovedì mattina dal Consiglio dei ministri”, ecco l’annuncio del premier in risposta all’ultima inchiesta di Mafia Capitale che sta travolgendo e rischia di coinvolgere sempre più esponenti dei partiti. E per la corruzione le pene minime saranno innalzate da quattro a sei anni. Una lotta senza quartiere che dovrebbe rendere più semplice la confisca dei beni e se la corruzione viene provata “il maltolto dovrà essere restituito fino all’ultimo centesimo”. E poi il colpo anche a chi decide di patteggiare: “Si allunga il periodo necessario per andare a prescrizione. Il vento è cambiato, chi ruba e chi corrompe sarà perseguito fino all’ultimo giorno e fino ultimo centesimo. C’è chi ruba e chi è serio”. Insomma l’avvertimento è forte e chiaro. Vedremo se nei fatti le buone intenzioni del premier verranno tradotte in fatti.

ASPETTANDO I FATTI
L’annuncio fa il paio con le dichiarazioni del presidente del Senato, Pietro Grasso, che aveva sollecitato la politica ammonendola pesantemente: “Serve uno scatto della politica. Occorre una rivolta morale e anche vigilare sull’operato degli amministratori e ad allontanare così i corrotti”. Non convince i Cinque Stelle il pacchetto anticorruzione annunciato dal premier. E sull’argomento è intervenuto Luigi Di Maio, membro del direttorio pentastallo: “Dopo che sono scappati i buoi, Renzi chiude il recinto. Oggi annuncia un pacchetto anticorruzione (annuncia e non fa) che non inciderà sulle vicende di ‪#‎mafiacapitale, quindi non ci prenda in giro con annunci spot. La legge anticorruzione è in ritardo di dieci anni. Adesso”, continua Di Maio, “Renzi usa strumentalmente questo tema per pulirsi la faccia dopo lo schifo fatto dal suo partito a Roma. Non ha il coraggio di chiedere le dimissioni di Marino e neanche di restituire allo Stato i soldi presi da Buzzi alla cena di beneficenza (al partito!). Sembra che la corruzione si sia scoperta con #mafiacapitale e così si fa la legge anticorruzione. Sventurato il Paese che fa leggi per spot”.

CHIAREZZA SUBITO
Al di là delle critiche e del dibattito politico di queste ore si tratterebbe comunque di provvedimenti che resterebbero per prevenire eventuali episodi simili in passato. Su Mafia Capitale nello specifico il presidente del Consiglio ha poi auspicato una certa celerità negli eventuali processi: “Di fronte alla schifezza della vicenda di corruzione a Roma, non possiamo che aspettare i processi. E le sentenze. Che speriamo veloci. Perché lo sdegno va bene, ma non basta. Siamo quelli che hanno commissariato il Mose, che hanno sbloccato l`Autorità Anticorruzione, nominando Raffaele Cantone, che hanno introdotto il reato di autoriciclaggio. E adesso siamo quelli che annunciano le pene. Perché chi ha sbagliato paghi davvero”.

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