Renzi suona la sveglia

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di Vittorio Pezzuto

Alla fine la sua relazione è stata approvata (con 150 voti a favore e 35 astenuti, appartenenti alla minoranza cuperliana) ma certo non deve aver fatto piacere a nessuno dover prendere atto dell’impietosa analisi politica svolta ieri da Matteo Renzi. Il segretario del Pd ha parlato chiaro, chiarissimo: «Noi ora ci giochiamo la faccia. In questi mesi abbiamo assistito a una serie di fallimenti, non abbiamo fatto la legge elettorale in 10 mesi, è saltata la revisione costituzionale via art. 138» e poi «abbondano ministri e scarseggiano i risultati. Siamo pieni di ministri delle Riforme, seminari interessantissimi, risultati zero o quasi. Ed è un incoraggiamento». Per il leader Pd «o c’è la consapevolezza del dramma dell’urgenza o se si pensa che si possa continuare ad andare avanti come se niente fosse, saremo spazzati via». Il sindaco di Firenze ha anche manifestato tutti i suoi dubbi su un eventuale rimpasto: «Il governo ha tutto il diritto di andare avanti, ma per andare avanti abbia la forza di raccontarci una visione, di coinvolgerci prima, di non inserire nei decreti tutto quello che ha in mente». Renzi ha quindi sollecitato il premier: «Il governo non ci chieda di fare un rimpastino dove al posto di uno di loro mettiamo uno di noi, perché se la vogliamo giocare così un governo che si basa all’80% sul Pd e che ha tutta la prima linea di ministri non del Pd nella logica della prima Repubblica sarebbe da rimpastare ‘ab ovo’. Di questo si occupa il presidente del Consiglio, sarà lui a dire se la sua squadra ha fatto bene o male. A lui la scelta, ma sulle singole iniziative noi ci facciamo sentire». A memoria di cronista, nessun leader (almeno nella Seconda Repubblica) aveva mai criticato in maniera così esplicita l’azione di un esecutivo guidato da un suo compagno di partito.

Si tratta con tutti ma no al proporzionale

Appena tornato dal Messico, Enrico Letta ha così ricevuto una mazzata che lo ha riportato bruscamente coi piedi per terra. La sua replica è arrivata in serata, a lavori della Direzione ancora in corso: «Sono d’accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell’azione di governo» ha detto a denti stretti. «Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro, in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente». Il premier ha poi aggiunto di essere fiducioso sull’esito positivo dell’iniziativa («opportuna e coraggiosa») assunta da Renzi sulla legge elettorale. Quest’ultimo ha chiesto alla Direzione un mandato per una legge che sia rispettosa delle indicazioni delle primarie escludendo i veti dei piccoli partiti. Su questo il segretario è stato esplicito: «È da respingere il ricatto di chi dice ‘si’ sulla legge elettorale se si va a votare a maggio». Renzi ha ribadito la sua intenzione di dialogare con tutti («Non mi sento dire che la legge elettorale si fa nell’ambito della maggioranza punto e basta») e ha ribadito la necessità di quell’incontro con Silvio Berlusconi a cui si oppone la minoranza interna. «È una polemica surreale – ha attaccato – ed è stravagante che venga da chi ha fatto un governo insieme a Berlusconi». Per lui arrivare a una proposta largamente condivisa dal Parlamento resta una priorità (insieme alla riforma del titolo V della Costituzione e al superamento del bicameralismo perfetto), l’importante è che col nuovo sistema si sappia subito chi ha vinto. Ecco perché l’unico modello da scartare a priori è quello proporzionale, che non garantisce in alcun modo la governabilità. Guarda caso proprio  l’opzione a cui guardano con favore sia dal M5S sia le piccole formazioni politiche. Compreso il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.