Renzi tratta in segreto col Cav

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di Lapo Mazzei

Perché spendere tante energie per smentire ciò che Matteo Renzi ha più volte evocato, ed invocato, ovvero il feeling con Silvio Berlusconi sulla nuova legge elettorale? Non sarà che al rottamatore sono iniziati ad arrivare i segnali della base, quella tosta e incazzata, che del dialogo con il Cavaliere non ne vuol sapere, figuriamoci del summit per stabilire la strategia? E siccome il neo segretario del Pd, almeno in questa fase, ha bisogno di consensi più che dissensi, ecco che smentire diventa necessario. Almeno in pubblico. Nel privato, infatti, gli sherpa del sindaco di Firenze continuano a trattare con gli emissari di Forza Italia, mentre lo stesso Renzi ha fatto attivare una linea rossa (come quella fra Mosca e Washington ai tempi della guerra fredda) con Denis Verdini. I due, entrambi toscani, sono legati da un’antica conoscenza e buoni rapporti e in questa fase hanno lo stesso obiettivo: far cadere al governo e andare al voto anticipato. E proprio per quest’ordine di fattori il vertice potrebbe avvenire a casa del coordinatore uscente del Pdl e gran maestro di cerimonia di Forza Italia. L’importante, però, è centrare il bersaglio senza che si sappia troppo in giro. Anche perché, dovesse fallire questa diplomazia occulta, Renzi mira a portare a casa il rimpasto, pilotando i cambi nella squadra di Letta. Il tutto per andare a votare il prossimo anno. E così queste frenetiche giornate volano via fra il chiaro e lo scuro, l’ufficiale e l’ufficioso.

Alleati in un angolo
E allora partiamo dalle veline. Il Pd smentisce che sull’agenda del segretario sia segnato un appuntamento con il Cavaliere, per fare il punto sulla legge elettorale dopo che Forza Italia avrebbe preso in esame le tre proposte da lui avanzate: Mattarellum rivisitato, doppio turno di coalizione dei sindaci, modello spagnolo. Ieri mattina, parlando a Radio 24, il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ha garantito che l’accordo «sulla legge elettorale fra Renzi e Berlusconi è vicino. Questa è la settimana buona». Forza Italia sarebbe pronta ad accogliere una delle tre proposte di Renzi (con una chiara preferenza per il modello spagnolo, che favorisce i grandi partiti cancellando i “nanetti”) in cambio dell’Election day da celebrarsi il 25 maggio, in concomitanza con le elezioni europee. Il presunto asse tra Forza Italia e Pd, ovviamente, scuote il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, che a Canale 5 ha alzato la posta in palio: «Noi abbiamo un ruolo importante: siamo determinanti per la vita del governo e siamo determinanti per il centrodestra e le sue chance di vittoria». Il vicepremier non fa segreto di preferire il sistema del sindaco d’Italia: «La legge elettorale vogliamo farla e farla in fretta, crediamo ci siano le condizioni per farla con il sistema del “sindaco d’Italia”, metodo che preferiamo perché ha funzionato». Il sistema spagnolo non piace neanche a Scelta civica perché, afferma il capogruppo alla Camera Andrea Romano, «metterebbe fuori dal Parlamento la metà dell’elettorato italiano e non garantirebbe in alcun modo la stabilità. Immaginiamo che sia proprio per questo che il sistema spagnolo sia gradito a Silvio Berlusconi».

La parola agli esperti
Nel frattempo, la Commissione Affari costituzionali della Camera ha stabilito un primo timing della riforma, tenendo fermo l’obiettivo di concludere i propri lavori entro la fine del mese di gennaio. Prima di avviare la discussione generale, il cui inizio sarà stabilito tra il 20 e il 21 gennaio, vi saranno tre giorni di audizioni. Saranno così ascoltati i 23 esperti indicati dai gruppi parlamentari, prevalentemente docenti di diritto costituzionale e diritto pubblico. Nell’ultima seduta, in particolare, gli esperti e i componenti della Commissione potrebbero avere un elemento in più su cui discutere: le motivazioni della sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum, il cui deposito è atteso per mercoledì 15 gennaio e su cui il presidente Francesco Paolo Sisto spera di poter compiere un approfondimento. Sempre che i giudici non decidano di prendersela ancora più comoda.