Renzi usa la Cancellieri per scardinare la stabilità di Letta

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di Filippo Conti

Matteo Renzi è tornato a bombardare il governo. Sul caso Cancellieri il sindaco di Firenze non sta dando tregua a Enrico Letta. “Il ministro della Giustizia si deve dimettere. Ormai è assolutamente inopportuno che rimanga al suo posto. D’ora in avanti qualsiasi cosa farà non sarà credibile”, dice l’ex rottamatore. Che poi aggiunge: “Con la Cancellieri purtroppo passa l’immagine che in Italia vanno avanti gli amici degli amici, solo quelli che conoscono qualcuno d’importante, con buona pace di tutti gli altri. Se fossi il segretario del Pd schiererei il gruppo parlamentare per le dimissioni”.

Il premier nel mirino
Poi il sindaco va avanti mettendo il premier nel suo personalissimo mirino. “Se cambia il ministro della giustizia, il governo sarà più forte. Ma se il premier decide di mettere la faccia in sua difesa, a mio parere farebbe un grave errore”, osserva.
Quando è scoppiato il caso, due settimane fa, Renzi era stato molto più soft. Ci ha messo qualche giorno, il sindaco fiorentino, a sbilanciarsi sulla questione. Poi è partito lancia in resta. Contro la Cancellieri. Ma anche contro il governo. Perché, secondo i boatos che si respirano in Transatlantico, è Letta il vero obiettivo di Matteo. Il motivo è sempre lo stesso. Renzi non può permettersi di aspettare fino al 2015 per andare a votare. Figuriamoci poi se l’esecutivo dovesse durare fino alla scadenza naturale della legislatura, il 2018.

La strada verso le urne
Se l’8 dicembre il popolo del centrosinistra lo decreterà segretario del Pd, per il sindaco scatterà automaticamente il conto alla rovescia verso le urne. Il tempo, infatti, gioca a suo sfavore: più passa e più la sua immagine si logora. Tanto più da segretario: una volta al timone del partito, infatti, Renzi non sarà più percepito come il giovane innovatore, ma come il nuovo leader col suo apparato. Per questo motivo Renzi avrebbe preferito puntare direttamente su palazzo Chigi senza passare dal viatico della segreteria. In secondo luogo, più Letta governa e più il presidente del consiglio si rafforza politicamente, anche come nome spendibile dal centrosinistra alle prossime elezioni. Insomma, il premier rischia di trasformarsi in un pericoloso competitor per Renzi. Perciò Renzi non si lascerà sfuggire nessuna occasione per mettere in difficoltà l’esecutivo.

Il fantasma di Veltroni
Come Walter Veltroni fece con Romano Prodi una volta divenuto segretario del Pd. Anche perché, con il passaggio de facto di Silvio Berlusconi all’opposizione, il sindaco di Firenze è rimasto l’unico pungolo per il governo all’interno della maggioranza. Parte che gli riesce benissimo, ma che dovrà gioco forza limitare una volta diventato segretario del Pd. Dal Nazareno non potrà più sparare su Letta un giorno sì e l’altro pure.
Così il caso Cancellieri rappresenta una ghiotta occasione per mettere sotto scacco Palazzo Chigi. Letta, però, con la scissione del Nuovo Centrodestra, è più forte. E rischia di relegare Renzi al ruolo di segretario brontolone del Pd. “Il sindaco di Firenze ha un unico obiettivo: andare al voto il più presto possibile. Ogni mese che passa, si logora. Perde appeal. E non può permettersi di logorarsi per due anni perché alla fine di lui non rimarrà più niente”, racconta una fonte del Nazareno. Dove tutti, ma proprio tutti, sono terrorizzati da quello che accadrà dopo le primarie.

Lo scudo di Napolitano
Per tutta questa serie di motivi nelle prossime settimane è destinato a rinsaldarsi ancor di più il legame tra Letta e Napolitano. Il capo dello Stato, infatti, è l’assicurazione sulla vita del governo Letta. Colui che non scioglierà mai le Camere prima dell’approvazione della nuova legge elettorale. Che, sussurrano le malelingue, il presidente del consiglio finora si è guardato bene dal mettere al primo posto dell’agenda di governo. Napolitano lo sa, ma fa finta di nulla. Ogni tanto lancia un appello, fa un richiamo, ma poi sa benissimo anche lui che, una volta cambiato il Porcellum, non rimane che andare a votare. Idea che non collima con la volontà del Quirinale di far durare il governo Letta il più a lungo possibile.