Renzi vuole Giustizia

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Di Francesco Martini

Per evitare di mettere troppa carne al fuoco il premier Renzi ha deciso di rinviare la presentazione delle linee-guida sulla scuola. Un tema troppo importante, a suo avviso, per essere confinato alla fine di un consiglio dei ministri tutto incentrato sul rilancio dell’Italia, sbloccando investimenti e i tempi biblici della giustizia. Troppo importante la riforma e i suoi nodi al pettine che dividono la maggioranza. Il premier è determinato a stupire con gli effetti speciali. Reagisce con una risata al fotomontaggio dell’Economist che lo ritrae come un ragazzino con il gelato sulla nave dell’Europa che affonda. È determinato a dimostrare il coraggio nelle riforme che gli riconosce anche il settimanale britannico. Ha illustrato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che cosa presentarà in cdm. Certo, le divisioni nella maggioranza, tra Pd e Ncd, restano sulla parte penale e solo oggi si decide se portare in consiglio dei ministri l’intero pacchetto o approvare solo la riforma della giustizia civile con il taglio, via decreto legge, degli arretrati. In ogni caso per Renzi la riforma sarà importante anche per alcuni aspetti che lui stesso, su twitter, definisce «simbolici» come il taglio delle ferie dei tribunali. Si lavorerà fino all’ultimo sulle misure del consiglio dei ministri. In ogni caso il presidente del consiglio ha tutta l’intenzione di arrivare sabato, prima al vertice Pse a Parigi e poi al consiglio europeo a Bruxelles, con una «dote» corposa di provvedimenti.

Processo civile
Un decreto e un ddl delega. Il primo punta a ridurre l’arretrato, favorendo arbitrati e negoziazione assistita da un avvocato, per trovare un accordo prima che la lite sia portata davanti al giudice; un iter esteso anche a separazioni e divorzi consensuali. Si amplia l’istituto della proposta di conciliazione avanzata dal giudice, sia per smaltire l’arretrato sia per contenere le richieste di indennizzo per i processi lumaca. Il ddl riforma invece i riti processuali.

Criminalità organizzata
Il testo introduce il reato di autoriciclaggio, riferito all’illecito commesso per procurare «vantaggio in attività imprenditoriali e finanziarie», con pene da 3 a 8 anni; inasprisce le pene per il 416 bis (da 10 a 15 anni per gli appartenenti all’organizzazione mafiosa e da 12 a 18 per i capi); reintroduce il falso in bilancio con pene da 2 a 6 anni, che salgono a 3-8 anni per le società quotate, per le quali il reato è perseguibile d’ufficio. L’art. 2 fissa anche l’obbligo di informare l’Autorità Anticorruzione per il pm che proceda per corruzione e reati contro la Pa. A questi stessi reati sono estese le norme, più dure, sulle intercettazioni che già si applicano alla criminalità organizzata.

Il ddl sul penale
Contiene alcuni dei punti più controversi. A cominciare dall’art. 3, con le norme sulla prescrizione: sospensione della decorrenza per un tempo massimo di due anni dal deposito della sentenza di primo grado e per un massimo di un anno dal deposito della sentenza di appello, anche se pronunciata in sede di rinvio. Un impianto che non convince Ncd, che chiede garanzie per evitare tempi morti e pause ingiustificate nel processo. Altro tasto dolente: i filtri. Il testo prevede che il giudice dichiari inammissibile l’impugnazione della sentenza di primo grado se non sono specificati i motivi del ricorso; e se il giudice d’appello conferma la sentenza di primo grado, non si potrà ricorrere in Cassazione, salvo per le violazioni di legge.
Disposizioni contenute in due articoli del ddl; ma tra le ipotesi che stanno prendendo corpo c’è quella di spostare in una delega queste misure, garantendo un orizzonte temporale più ampio (presumibilmente un anno) alla stesura dei relativi decreti legislativi Se si giocherà la carta della delega, saranno affrontate con questo strumento anche le intercettazioni, trasferendo qui le disposizioni già presenti nel ddl sulla criminalità organizzata e prospettando misure per «garantire la riservatezza delle comunicazioni» non rilevanti ai fini penali, con particolare riguardo ai non indagati.

Responsabilità toghe
Nei casi di dolo o negligenza inescusabile, anche legati a «travisamento del fatto o delle prove» lo Stato dovrà obbligatoriamente rivalersi, entro 3 anni, sul magistrato per la metà del suo stipendio annuo.