L’ennesima sconfitta e sconfessione dell’operato del Garante della Privacy nella battaglia contro la trasmissione Report è datata 22 gennaio 2026 e porta la firma del giudice del Tribunale di Roma, Corrado Bile. Del magistrato, cioè, che ha annullato – con una sentenza a tratti pesantissima – la sanzione monstre da 150mila euro comminata dall’Autorità (quando ancora era a ranghi completi, prima cioè delle dimissioni dell’avvocato Guido Scorza, a seguito prima delle inchieste giornalistiche di Ranucci & soci, poi della magistratura ordinaria) a Report per la messa in onda del famoso audio tra l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e la moglie, la giornalista Rai, Federica Corsini.
Una scelta che il Garante aveva ritenuto lesiva della privacy degli interessati. Tanto grave da dover essere sanzionata con una multa spropositata per gli standard dell’Autorità, 150mila euro appunto, il 23 ottobre 2025. Decisione contro la quale la Rai aveva fatto ricorso.
La vicenda dell’audio di Sangiuliano con la moglie
La vicenda è nota: Sangiuliano aveva disposto di nominare la sua amante, Maria Rosaria Boccia, consulente del ministero. Nomina che però si arenò; il ministro aveva spiegato, in diretta sul Tg1, che lo stop era stata dovuto a un conflitto di interessi personale e professionale. Una ricostruzione negata però dalla Boccia, la quale aveva imputato la mancata nomina a una “voce femminile” che avrebbe imposto al Ministro di stracciare il contratto di consulenza già sottoscritto e aveva poi ribadito che “in questa verità mancano tante donne che non stiamo menzionando”.
Un affaire che dalla sfera privata era tracimato velocemente nell’agone politico, con i partiti di opposizione che avevano chiesto la testa di Sangiuliano. Ed è a questo punto che Report svela l’audio incriminato, rivelando l’intervento della moglie del ministro nella cancellazione della nomina.
Il giudice non ha dubbi: “Il Tribunale ravvisa la sussistenza dell’interesse pubblico”
Indebita ingerenza nella sfera privata (come sostenuto dal Garante), oppure notizia di interesse pubblico (come sostenuto dalla Rai)? Il giudice Bile non ha dubbi. Si legge infatti nella sentenza: “il Tribunale ravvisa la sussistenza dell’interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica”.
E ancora: “Le conversazioni telefoniche intercorse tra l’ex Ministro e la moglie attengono al tema, di sicuro interesse, relativo alla possibilità che l’assegnazione di alte cariche istituzionali, anziché ispirate alla miglior cura dell’interesse pubblico, possano essere influenzate da questioni di natura squisitamente personale”.
Tanto che conclude il giudice con il doversi annullare il provvedimento n. 621 del 23 ottobre 2025 emesso dal Garante” che viene anche condannato al pagamento delle spese di lite, “che liquida in complessivi euro 5mila per compensi professionali, oltre iva cpa e spese generali”.
Intervento del Garante indebito e tardivo
Non solo, la corte ha anche riconosciuto che l’intervento del Garante è stato “tardivo” e oltre i tempi previsti dalla stessa Autorità. Giova, sul punto, ricordare che la sanzione era arrivata il giorno dopo la visita di uno dei membri dell’autorità, Agostino Ghiglia, alla sede del partito di Giorgia Meloni, dove si era incontrato (anche) con Arianna Meloni. Così come giova ricordare che proprio Fratelli d’Italia era stato il partito che aveva indicato Ghiglia come membro del Consiglio dell’Autorità indipendente…
M5s: “Ora il consiglio del Garante Privacy si dimetta”
“Il Tribunale ha smontato pezzo per pezzo la sanzione da 150 mila euro del Garante Privacy contro Report. Una bocciatura senza attenuanti, che arriva dopo che sulla stessa vicenda si erano già espressi magistratura e Ordine dei giornalisti, tutti dalla stessa parte: Report aveva ragione”, attaccano esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai.
“È l’ennesima figuraccia di un collegio che a pochi giorni dal gravissimo attentato contro Sigfrido Ranucci aveva inflitto una sanzione clamorosa e infondata”, continuano i pentastellati, “oggi certificata come tale da un tribunale. A questo punto cos’altro aspettano Ghiglia, Stanzione e Cerrina Feroni (i consiglieri rimasti, tutti indagati dalla procura di Roma, ndr) a mollare la poltrona? Ora o mai più dovrebbero dimettersi. Scommettiamo che invece non lo faranno e resteranno lì a intascare soldi pubblici fino a quando potranno, nel silenzio complice di questa maggioranza? E scommettiamo che la stessa maggioranza attaccherà la magistratura dicendo che sono sodali di Report? Attendiamo con ansia le reazioni di Fratelli d’Italia e di Gasparri, che in questo momento staranno rosicando come pochi…”, concludono.
Se giornalisti di Report, ufficio legale Rai, Ordine dei giornalisti, e ora anche il Tribunale di Roma hanno detto che è stato legittimo trasmettere audio, perché c’era il legittimo interesse pubblico, perché il servizio è stato tolto dai contenuti della piattaforma Rai? E, soprattutto, perché non è ancora stato rimesso?