Restrizioni in base all’andamento dei contagi. Almeno 5 le regioni ad alto rischio. Boccia: “Serve ancora rigore e serietà. La terza ondata in Europa c’è già”

SPERANZA CONTE BOCCIA
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“Sarà ancora l’Italia che protegge la salute, quella del rigore e della serietà. La situazione è in rapida evoluzione e la terza ondata in Europa c’è già. L’Italia ha retto bene in un contesto internazionale difficilissimo e abbiamo riportato tutte le reti sanitarie regionali in sicurezza”. E’ quanto ha detto a Il Messaggero il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, sottolineando che i contagi in Veneto, Liguria, Calabria, Lombardia, Puglia e in altre Regioni stanno tornando a livelli allarmanti. “Scattano le misure – ha spiegato l’esponente dell’Esecutivo – e le restrizioni sulla base dell’andamento dei contagi. Nella terza ondata a doverci preoccupare non è solo il dato dei contagi, ma la rapidità della loro ripresa”.

“Le diverse varianti a partire da quella inglese – ha detto ancora Boccia – impongono una modifica dei tempi di reazione. Bastano pochi giorni per far saltare un equilibrio delicatissimo. Alcune zone del Paese devono prepararsi a conservare limiti alla circolazione, è un fatto inevitabile per quanto sgradito a tutti, a cominciare dal governo. Ma siamo sul rettilineo finale e mentre facciamo i vaccini dobbiamo tenere al riparo i più fragili e le reti sanitarie”.

Ci saranno anche restrizioni di livello nazionale, ha annunciato il ministro confermando che il governo si appresta a varare una misura ponte tra il 7 e il 15 gennaio (leggi l’articolo), come il divieto di spostamento tra Regioni o tra Comuni nei week-end. “Limitare gli spostamenti sarà ancora necessario – ha aggiunto il ministro per gli Affari regionali – così come mantenere le restrizioni nei giorni festivi, ma le misure territoriali hanno funzionato e continueranno a caratterizzare anche i prossimi provvedimenti”.

“Le restrizioni inserite nelle festività di Natale – ha concluso Boccia – hanno evitato l’esplosione dei contagi nella fase più difficile dell’anno. Le festività di dicembre erano molto più rischiose di Ferragosto, come dimostrano tutte le misure assunte in ogni parte del mondo. Gli scienziati e i tecnici del governo stanno facendo un lavoro prezioso e c’è unità politica tra Stato e Regioni nel difendere le ragioni del rigore”.

Il vertice di ieri a Palazzo Chigi

Le proposte valutate ieri da Palazzo Chigi nel corso del vertice con i capi delegazione della maggioranza e poi con le Regioni sono sostanzialmente due: mantenere in vigore le misure vigenti fino al 15 gennaio (arancione nei feriali e rossa nel weekend), data di scadenza dell’ultimo Dpcm, oppure di tornare in zona gialla per il 7 e 8 gennaio, per poi passare alle misure della fascia arancione il 9 e 10 e, successivamente, sulla base del prossimo monitoraggio, assegnare nuove fasce.

“Valutiamo l’ipotesi per il prossimo fine settimana di applicare le misure da zona rossa per i festivi e prefestivi, con la salvaguardia dei Comuni più piccoli per gli spostamenti. Dopo aver raccolto i contributi dei presidenti domani si tireranno le somme con il Governo” ha detto, nel corso del vertice con le Regioni, il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Stiamo facendo fare un approfondimento ai tecnici in modo da abbassare le soglie dell’Rt – ha aggiunto – per accedere in zona rossa o arancione. Misura che incide sul modello della zonizzazione”.

“La proposta oggi non è di cambiare i parametri, che restano gli stessi perché hanno funzionato, ma le soglie di accesso ad una zona, decidendo di essere ancora più rigorosi per consentire alla campagna di vaccinazione di avere delle reti sanitarie meno appesantite, da difendere con maggior forza quando l’Rt supera l’1” ha spiegato ancora Boccia durante il vertice con i governatori. “La zonizzazione e le responsabilità dei territori – ha aggiunto il ministro – hanno funzionato perché hanno portato il paese da 1.72 a 0.8. E questo è un risultato oggettivo”.

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