Riavere il passaporto dal Tar

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di Clemente Pistilli

Tutti i cittadini europei sono uguali, ma ce n’è uno meno uguale degli altri. Uno a cui vengono negati diritti fondamentali. Un uomo costretto ingiustamente all’interno dei confini nazionali, forzando le leggi sulla libera circolazione. Questa in sintesi la tesi esposta da Silvio Berlusconi al Tar del Lazio, nel ricorso con cui ha impugnato il provvedimento della questura di Roma che lo blocca in Italia, costringendolo a rinunciare anche ai vertici del Partito popolare europeo.

Prigioniero a casa sua
Il Cav, l’estate scorsa, si è visto respingere il suo ricorso in Cassazione contro la condanna nel processo sui diritti tv Mediaset e confermare così la sentenza a quattro anni di reclusione per frode fiscale. Essendo tre anni coperti da indulto e per quello da scontare avendo chiesto il leader azzurro l’affidamento ai servizi sociali, l’esecuzione della sentenza è stata sospesa. A Berlusconi è stato però ritirato il passaporto e invano ha chiesto per due volte la possibilità di uscire dall’Italia e prendere parte ai vertici del Ppe, che si sono svolti a dicembre a Bruxelles e il 6 marzo scorso a Dublino. A questo punto il numero uno di Forza Italia ha chiesto che gli venisse almeno data la possibilità di spostarsi in Europa, nei paesi dell’area Schengen dove c’è libera circolazione dei cittadini.

L’atto impugnato
Il 28 febbraio scorso l’ex premier ha chiesto alla questura di Roma di integrare l’annotazione apposta sulla sua carta d’identità, aggiungendo al non valida ai fini dell’espatrio quella che la restrizione alla validità del documento opera soltanto nei confronti dei paesi extra Schengen. Niente da fare. La questura, in base alla legge del 1967 sui passaporti, ha rigettato la richiesta con un provvedimento dello scorso 5 marzo, impugnato da Berlusconi al Tar del Lazio.

La tesi della difesa
Gli avvocati Luigi Medugno, Guerino Fares e Annalisa Lauteri, legali del Cav, hanno chiesto al Tribunale amministrativo di sospendere subito e poi annullare l’atto della questura. La difesa ha precisato che vi è una direttiva europea, la 2004/38/CE, che dà a ogni cittadino dell’Unione, munito di carta d’identità o passaporto, il diritto di lasciare il territorio di uno Stato membro per recarsi e soggiornare liberamente nel territorio di qualsiasi altro Stato membro, senza bisogno di alcun visto di ingresso o altre formalità. Il presidente di FI dovrebbe così essere libero di spostarsi nell’area Schengen anche se sul suo documento vi è l’annotazione che non è valido per l’espatrio. Tesi portata avanti anche alla luce di un parere pro veritate chiesto dal leader azzurro agli avvocati Bruno Nascimbene e Andrea Saccucci e avvalorata dal fatto che Berlusconi non è sottoposto a misure restrittive né a limiti della libera circolazione per motivi di ordine pubblico, sicurezza o sanità pubblica. La questura, impedendo a B. di spostarsi in Europa, avrebbe così violato la direttiva europea, la Carta dei diritti fondamentali e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E se il diritto nazionale è in contrasto con quello europeo, per i legali del Cav a dover essere disapplicato è quello italiano. Ai cittadini europei, per spostarsi nell’Ue, basta un documento che attesti che hanno cittadinanza europea. Berlusconi, costretto in Italia, starebbe subendo “in maniera incongrua, sproporzionata e gravemente afflittiva”, la compromissione di diritti fondamentali. Il Tar deciderà se sospendere l’atto impugnato il prossimo 10 aprile.