Ricattarono Lapo Elkann, i fratelli Bellavista condannati per estorsione. Volevano 120mila euro per non diffondere un video compromettente del rampollo

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Una storia fatta di ricatti, soldi e cocaina. Ma anche da rampolli di famiglia, paparazzi e sbandati in cerca di denaro facile. Sono proprio questi i personaggi che entrano in scena nella vicenda che ha portato i fratelli Enrico e Giovanni Bellavista ad essere condannati dal gup di Milano rispettivamente a 4 anni e a 3 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione. Condanna invece di 2 anni e 8 mesi per il padre dei due, Renato. Il giudice ha anche dispoto una provvisionale da 50mila euro a Elkann, che si era costituito parte civile. I tre imputati sono stati processati con rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Il pm Giancarla Serafini aveva chiesto 4 anni e 8 mesi di reclusione per i fratelli Bellavista e 2 anni e 4 mesi per il padre.

LA VICENDA
Tutto è cominciato nell’aprile del 2014. Elkann è a Milano. Ha appena concluso una serata in giro per locali. È ubriaco. Si ferma sotto casa di un’amica. Suona, ma la ragazza non risponde. Si avvicina Enrico Bellavista, che si offre di aiutarlo. Elkann accetta e i due salgono in macchina per andare a casa del cameriere. Nell’appartamento di Enrico Bellavista c’è anche il fratello Giovanni. A quel punto il cameriere “distese sul tavolo linee di sostanza di colore bianco, facendomi intendere fosse cocaina”, ha ricostruito Elkann. “Non mi ricordo assolutamente, anche in ragione del mio stato di confusione legato alla precedente assunzione di alcol, se provai tale sostanza”, ha aggiunto. La scena viene ripresa dal fratello Giovanni con uno smartphone.

LA MINACCIA
Verso la fine di giugno, poi, Enrico Bellavista, insieme al fratello Giovanni, avrebbe minacciato Elkann di diffondere le immagini su internet e alla stampa. E per questo, 19 luglio scorso, il nipote di Gianni Agnelli, tramite il suo “stretto collaboratore Nelson Shawn Carlo”, avrebbe consegnato ai fratelli 30mila euro, prendendo in cambio il telefono con le immagini.

IL PAPARAZZO
A questo punto entra in scena Fabrizio Pensa, detto Bicio, paparazzo ex collaboratore di Fabrizio Corona e già coinvolto nell’inchiesta Vallettopoli, ad avanzare, per conto dei due fratelli, al collaboratore di Elkann una “nuova richiesta di 350mila euro”. Se il pagamento fosse saltato, “le immagini sarebbero state cedute al giornalista Alfonso Signorini per la successiva pubblicazione o, in alternativa, avrebbe provveduto direttamente alla loro divulgazione in Rete”. Elkann però si rifiuta di consegnare altri soldi e il 29 ottobre scorso sporge denuncia ai carabinieri. Viene organizzato un finto appuntamento. La data è fissata per il 2 dicembre, in una stanza di un albergo di Milano. L’emissario di Elkann consegna una busta con 90mila euro a Enrico Bellavista che all’uscita dell’hotel viene arrestato in flagranza per tentata estorsione.

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di Gaetano Pedullà

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