Ricercatori sedotti e abbandonati. Da eroi del Covid a costi da tagliare. Migliaia di precari rischiano di restare senza contratto. Ignorati dalla Legge di Bilancio targata Draghi

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I Migliori fanno a meno della ricerca. Dai ricercatori sanitari pubblici a quelli del Cnr, nella Legge di Bilancio il governo Draghi preferisce guardare altrove, in due vicende distinte – una relativa al Ministero della Sanità e l’altra a quello dell’Università – ma che sono legate da una stessa trama: la disattenzione sulla stabilizzazione dei “precari storici”.

Il rischio è evidente: migliaia di professionisti, incensati durante la pandemia di Covid-19, potrebbero restare senza un contratto. Basti pensare a tutta la narrazione fatta sugli scienziati dell’Istituto Lazzaro Spallanzani. Ma passati i titoloni, per molti è rimasta l’incertezza del futuro. Peraltro, secondo il testo approdato al Senato le risorse “per l’acquisto di apparecchiature destinate alla ricerca scientifica sono state spostate per circa 32 milioni di euro dal 2023 al 2024”.

LABORATORIO AMARO. Insomma, c’è uno slittamento, mentre circa 1.800 ricercatori degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e degli Istituti zooprofilattico sperimentale (Izs) sono stati esclusi dal processo di stabilizzazione, previsto dalla Legge di Bilancio, per decine di migliaia di lavoratori nel campo della sanità. “Il governo ha inserito nella prossima Legge di Bilancio la stabilizzazione a tempo indeterminato per 50mila sanitari, medici, infermieri e oss, assunti a tempo determinato per l’emergenza Covid”, racconta l’Associazione ricerca in sanità italiana (Arsi).

“Purtroppo, anche questa volta, non sono stati inclusi i precari – spiega l’Arsi – che lavorano nella ricerca degli Irccs e Izs pubblici, personale che avrebbe ampiamente diritto ad una vera stabilizzazione”. Da anni migliaia di loro stanno attraversando la trafila della cosiddetta piramide della ricerca: cinque anni più cinque rinnovabili. Un percorso, caratterizzato da stipendi netti inadeguati, al termine del quale c’è un punto interrogativo. E dire che tra i 20 Irccs pubblici ci sono, tra gli altri (oltre allo Spallanzani di Roma), anche il Gaslini di Genova, l’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli e l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna: il gotha della ricerca sanitaria.

L’ESERCITO DEI 400. E non va tanto meglio ai circa 400 ricercatori del Cnr, che hanno solo un mese di tempo per ottenere il contratto. Molti colleghi ce l’hanno fatta a ottenere un contratto stabile, altri sono vincitori di concorso, ritenuti idonei, che attendono lo scorrimento delle graduatorie. Ma dopo il 16 dicembre il tempo scade e saranno estromessi dal processo previsto dalla legge Madia, che avrebbe dovuto portare a una stabilizzazione. Invece, l’ente guidato dall’ex ministra Maria Chiara Carrozza rischia di “espellere” questi professionisti, nonostante i vertici avessero fornito delle garanzie nei mesi scorsi.

IL DANNO E LA BEFFA. Eppure i fondi ci sono: quasi 7 milioni di euro sono arrivati dal decreto Rilancio, 10 milioni sono previsti dalla Legge di Bilancio. Solo che il manipolo dei 400 potrebbe essere scavalcato da altre persone, rientranti nell’iter della Madia, in un flipper impazzito. Il deputato del Movimento Cinque Stelle, Alessandro Melicchio, da sempre attento alla questione, ha voluto lanciare un “messaggio positivo”. “L’ente ente ha ora le possibilità economiche per procedere alle assunzioni in pianta stabile dei ricercatori in graduatoria”, dice il parlamentare a La Notizia. Ma bisogna fare in fretta. Altrimenti esperti ricercatori troveranno la disoccupazione in regalo sotto l’Albero di Natale.