Prima Richetti, poi Bonaccini: indagati. Addio candidatura per governare l’Emilia

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dalla Redazione

Matteo Richetti, il deputato Pd che oggi si è ritirato dalle primarie del centrosinistra per designare il candidato a governatore dell’Emilia, risulta indagato nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dell’Assemblea legislativa regionale di cui è stato anche presidente. Consigliere regionale dal 2005, è stato presidente dell’Assemblea legislativa dal 2010 al dicembre 2012. Nel marzo 2013 è stato eletto deputato. Il deputato renziano si era candidato pochi giorni fa dopo che era fallito il tentativo Pd di convergere in modo unitario sulla candidatura del sindaco di Imola Daniele Manca. Dopo il suo passo indietro restano in gara Stefano Bonaccini e Roberto Balzani. Sul conto di Richetti era stato aperto un procedimento a parte su esposto del consigliere del Movimento 5 Stelle Andrea Defranceschi (poi sospeso da Grillo e Casaleggio) sull’uso delle auto blu “da casa e per casa” nel periodo in cui Richetti fu presidente del consiglio regionale. In totale risultano otto i consiglieri regionali del Pd dell’Emilia-Romagna indagati per peculato nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dell’assemblea legislativa.

Anche Stefano Bonaccini è indagato nell’ambito dell’inchiesta “spese pazze” sui conti dei consiglieri regionali in Emilia Romagna. E’ uno scossone quello che travolge la Regione “rossa”. Nel giorno della presentazione delle firme per le primarie che dovevano scegliere il successore di Vasco Errani, i due principali sfidanti per la poltrona di Governatore risultano sotto indagine della Procura. L’accusa è peculato nell’ambito dell’inchiesta “spese pazze” sulle spese dei consiglieri regionali. Ma anche Stefano Bonaccini, il candidato favorito al dopo-Errani, segretario regionale e responsabile nazionale enti locali del Pd, che risulta pure lui indagato dalla procura nell’ambito della stessa inchiesta e per lo stesso reato, insieme ad altri sette eletti democratici in Regione.