Riciclaggio, frode e affari con la Cina. Sequestrati 4 milioni di euro a Irene Pivetti e a un suo consulente. L’ex presidente della Camera rischia il processo per una serie di operazioni commerciali sospette

IRENE PIVETTI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La Guardia di Finanza di Milano ha eseguito un sequestro preventivo di 4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera, Irene Pivetti e di un suo consulente, tra gli indagati per riciclaggio e frode fiscale in un’indagine del pm Giovanni Tarzia su una serie di operazioni commerciali (leggi l’articolo), in particolare la compravendita di 3 Ferrari Gran Turismo, che sarebbero servite per riciclare proventi di un’evasione fiscale. Le stesse accuse sono contestate, tra gli altri, anche al pilota Leonardo Leo Isolani, insieme alla moglie, Emanuela Mascoli e alla figlia di lei Giorgia Giovannelli. La somma sequestrata coincide con il profitto dei reati ipotizzati.

Oltre al sequestro preventivo da 4 milioni di euro la Finanza ha notificato a tutti gli indagati – in totale 7 – un avviso conclusione delle indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio.  Il sequestro preventivo è stato emesso in via d’urgenza dal pm Tarzia per reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio: 3,5 milioni di euro come “profitto della frode fiscale” e 500mila euro “quale profitto delle condotte di riciclaggio dei proventi” dell’evasione. Dagli accertamenti sono emersi ricavi per “circa 8 milioni di euro” realizzati attraverso la compravendita in particolare delle Ferrari e “sottratti a tassazione in Italia attraverso la fittizia interposizione di veicoli societari esteri”.

Oltre a dirottare a Hong Kong “proventi imponibili” in Italia, spiegano gli investigatori, il patrimonio di una società attiva nel settore automobilistico, che faceva capo a Isolani, ex campione di Gran Turismo, sarebbe stato sottratto alle “procedure di riscossione coattiva per debiti tributari insoluti, pari ad oltre 5 milioni di euro”. Il compendio aziendale della società debitrice dell’Erario era composto principalmente dalle tre Ferrari da corsa “del valore complessivo di oltre 1 milione di euro”, per cui c’è stato già anche un sequestro preventivo nell’ottobre 2020.

Le indagini sono state estese, negli ultimi mesi, a “decine di giurisdizioni estere” attraverso rogatorie (verso Hong Kong, Cina, Macao, Svizzera, San Marino, Malta, Monaco, Gran Bretagna, Polonia e Spagna), ed e’ emerso che “parte del profitto della frode fiscale” era stato movimentato “sempre estero su estero”.

L’indagine, in cui è contestato anche l’autoriciclaggio, ipotizza il ruolo di intermediazione del gruppo Only Italia, presieduto da Irene Pivetti, in operazioni delle società di Isolani per nascondere al fisco alcuni beni, tra cui le tre Ferrari, una delle quali è stata sequestrata dalle Fiamme Gialle tempo fa. Secondo la ricostruzione emersa dagli accertamenti i fatti risalgono al 2016. Isolani, che ha un suo ‘team racing’, avrebbe venduto tutti i beni (attrezzature, marchio e sito web) di una sua società indebitata con l’erario per diversi milioni di euro al fine di svuotarla. Beni che sarebbero andati ad un’altra sua società con base a San Marino, la quale avrebbe venduto di nuovo tutti i beni, e in più le tre Ferrari, ad una società di Hong Kong riferibile a Pivetti.

Società quest’ultima che, poi, avrebbe rivenduto ancora gli asset al Gruppo Daohe, del magnate cinese Zhou Xi Jian. La cessione è stata festeggiata con un evento a Palazzo Brancaccio a Roma organizzato proprio dall’ex esponente leghista. Nelle varie fasi dell’operazione di riciclaggio sono coinvolti anche un notaio e due imprenditori (di cui uno cinese). Gli indagati sono in tutto sette. Il 9 giugno dell’anno scorso c’erano state perquisizioni e nell’ottobre successivo un sequestro da 1,2 milioni a carico del pilota. Il sequestro di oggi e’ stato emesso in via d’urgenza dal pm Tarzia e riguarda 3,5 milioni di euro quale profitto della frode fiscale e 500.000 euro circa quale profitto delle condotte di riciclaggio dei proventi delittuosi dell’evasione fiscale.