Riconversione ecologica del sistema economico. Così parte la svolta green. Parla la deputata 5 Stelle, Fontana: “Il decreto clima è solo il primo passo”

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L’obiettivo è di quelli ambiziosi. “La riconversione ecologica della nostra economia”, taglia corto la deputata Ilaria Fontana, capogruppo M5S in commissione Ambiente alla Camera. E anche se non entrano nel decreto clima, “il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi rimane un obiettivo centrale”.

Di Maio lo ha definito il primo passo di un New Green Deal. Un primo passo per arrivare dove?
“La speranza è che a breve queste domande non saranno più necessarie. Dobbiamo arrivare all’obiettivo della riconversione ecologica della nostra economia. È una risposta doverosa per affrontare la crisi climatica e può essere anche un’opportunità per migliorare la qualità della vita e la nostra economia. Redistribuire ricchezza, creare benessere, tutelare la salute, fare aumentare posti di lavoro: tutti risultati che scaturiscono dalle politiche ambientali e che abbiamo iniziato a mettere in campo con questo decreto, ma sulle quali insisteremo a stretto giro con la legge di bilancio e il collegato ambientale”.

Dal provvedimento, però, è saltata la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi che valgono 19 miliardi. Per un decreto che punta ad avviare la svolta green nel paese sembra un paradosso, non trova?
“Il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi rimane un obiettivo centrale di questo governo. Sono misure, però, che necessitano di gradualità: i prossimi provvedimenti cominceranno ad affrontare questo problema. Ad esempio, la legge di bilancio avrà già al suo interno il passaggio da premialità per fonti inquinanti a premialità e incentivi per chi riconverte in chiave ecologica la sua attività produttiva”.

Il decreto prevede un bonus per la mobilità sostenibile nelle città più inquinate. E in ogni caso chi rottama l’auto non potrà utilizzarlo per acquistarne un’altra, ma per l’abbonamento al servizio pubblico o per comprare una bici. Non teme che in città come Roma, ad esempio, dove il trasporto pubblico è quello che è e spostarsi in bici in alcune zone è quantomeno pericoloso, l’incentivo possa rivelarsi un flop?
“L’incentivo non sarà un flop se sapremo fare della questione ambientale una questione anche culturale. Dobbiamo passare dalla cultura dell’usa e getta e dell’utilizzo del mezzo privato a quella della condivisione, legata anche all’innovazione tecnologica e al ricorso a mezzi pubblici più efficienti. Certo, su questo fronte bisogna anche investire, e in parte lo abbiamo già fatto e lo stiamo facendo. Con i finanziamenti al trasporto pubblico locale in chiave – appunto – sostenibile e con nuove misure, come quelle sulla mobilità condivisa intermodale”.

Sono previste anche misure per la riforestazione urbana. In cosa consistono?
“Per citarne una, i 30 milioni per la piantumazione e il reimpianto di alberi, silvicoltura, creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per il contrasto ai cambiamenti climatici grazie al loro ruolo di stoccaggio della CO2. Più alberi significa meno inquinamento, e inoltre sono un alleato contro il dissesto e per abbassare la temperatura in città grazie alle loro chiome ombrose”.

Tra le emergenze nazionali c’è quella delle bonifiche dei siti inquinati che peraltro ci costano milioni in procedure di infrazione da parte dell’Unione europea. Ci sono misure al riguardo nel decreto clima?
“Rafforziamo i poteri, le risorse e gli uomini a disposizione dei commissari che si occupano di bonificare le discariche abusive e della depurazione delle acque. Quello delle bonifiche è un iter già avviato e in fase avanzata. Quello del un commissario è un lavoro che fa risparmiare molti soldi in termini di infrazioni ambientali europee che siamo riusciti ad evitare. Solo un esempio: in soli 3 anni, la bonifica di 34 siti inquinati è valsa il risparmio di sanzioni europee per ben 13 milioni e 600mila euro. Continueremo su questa strada”.

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