Giustizia è sfatta. Un pezzo dopo l’altro stanno smontando la riforma Bonafede. La Cartabia boccia il sorteggio per le nomine al Csm e ripristina le porte girevoli

ALFONSO BONAFEDE
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Tra i referendum di Salvini, le indiscrezioni sulle conclusioni della commissione della ministra Cartabia, e la pioggia di emendamenti in Commissione Giustizia al ddl sul Csm, è iniziata la guerra per mandare in pensione il progetto di riforma dell’ex guardasigilli Alfonso Bonafede.

Un pezzo dopo l’altro stanno smontando la riforma Bonafede

Sembra passato un secolo da quando la guardasigilli rassicurava il Movimento affermando che avrebbe continuato sul solco del suo predecessore perché, secondo quanto trapela dalla proposta della Commissione, tutte le battaglie dei grillini finiscono nel dimenticatoio. Una mossa che farà piacere al centrodestra e a Italia Viva ma che rende il testo assolutamente impossibile da digerire dai 5 Stelle, e già manda in fibrillazione l’intera maggioranza che, come già accaduto in ogni tentativo di riforma, rischia di implodere proprio sul tema della Giustizia.

Nella proposta, infatti, scompare il sorteggio per comporre il Consiglio superiore della magistratura che Bonafede aveva immaginato per bloccare il correntismo all’interno dell’organo di autogoverno che ha portato allo scandalo degli incontri carbonari tra l’ex pm Luca Palamara e alcuni politici per orientare le nomine nei maggiori uffici giudiziari del Paese. Al posto del sorteggio, i tecnici propongono una revisione del sistema elettorale che determini una cesura tra le correnti della magistratura e i consiglieri togati al fine di depotenziare le correnti. Ma c’è di più.

Giustizia è sfatta

La riforma Bonafede prevedeva anche nuovi criteri in ottica di merito e trasparenza per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi, una riorganizzazione delle procure al fine di ridurre la gerarchizzazione al loro interno e l’addio, chiesto a gran voce dagli italiani, delle cosiddette porte girevoli tra consiglieri del Csm ed ex membri del governo o del Parlamento. Nella proposta della Commissione, invece, tutto ciò viene semplicemente cancellato con quello che i 5 Stelle già definiscono un tradimento.

Salta il divieto assoluto per chi si candida a rientrare in magistratura al termine dell’esperienza politica che ora potrà avvenire pur introducendo limiti territoriali, ossia per esercitare funzioni giudiziarie basterà cambiare regione. La Commissione, inoltre, prevede anche una serie di criteri selettivi “più rigorosi” per i magistrati destinati alla Corte di Cassazione come anche vengono mantenuti criteri più oggettivi degli attuali indicatori attitudinali sulle nomine dei magistrati al vertice degli uffici giudiziari per contenere la discrezionalità del Csm.

I quesiti della discordia

Difficile, allo stato attuale, pensare che il Movimento possa accettare passivamente tali proposte e assistere alla demolizione di tutto il lavoro svolto dal precedente governo. Occorrerà mediare, ammesso ce ne sia la volontà, oppure sarà inevitabile arrivare allo scontro con lo spettro, tutt’altro che remoto, di una possibile rottura nella maggioranza. Del resto sulla Giustizia, su cui pende la spada di Damocle del recovery plan e la necessità di approvare al più presto la riforma della Giustizia per non perdere i fondi Ue, è in corso quello che sembra un attacco incrociato ai 5 Stelle con il Carroccio che insiste sulla campagna referendaria.

Nonostante lo scetticismo dei loro stessi alleati, i sei quesiti che minano uletriormente il già accidentato terreno della riforma, sono stati depositati presso la Corte di Cassazione. Un iter che si preannuncia lungo tanto che gli stessi promotori, alla faccia della celerità che l’Ue ci chiede, sperano di portare gli italiani al voto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2022.