La riforma del Catasto va fatta. “Ma così com’è non convince”. Parla il senatore M5S, Emiliano Fenu: “Dalla Lega solito tira e molla scomposto già visto”

Catasto Fenu
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Matteo Salvini attacca la riforma fiscale. Poi fa parziale marcia indietro. Senatore Emiliano Fenu, capogruppo M5S in commissione Finanze, cosa ne pensa?
“Penso che sia il suo solito tira e molla scomposto, che già abbiamo registrato sulla chiusura/apertura degli esercizi commerciali durante la pandemia, e sul sì/no green pass. La Lega in questo momento non è in grado di fare chiarezza praticamente su nulla”.

E sulla riforma del Catasto cosa dice il M5S?
“Voglio essere molto chiaro. Che ci sia un catasto in larga parte da aggiornare in Italia lo sanno tutti da decenni. Ma qui il punto è un altro. Grazie al Governo Conte II abbiamo introdotto misure, come il Superbonus 110%, che hanno fortemente contribuito al rilancio dell’edilizia, da sempre il settore a più alto moltiplicatore economico. La casa rappresenta un tradizionale obiettivo di investimento degli italiani, per l’80% proprietari delle abitazioni in cui vivono. Sappiamo tutti che l’Ue da anni vuole la riforma del catasto per un aumento delle tasse sulle case. E non può certo essere sufficiente dire che la revisione delle rendite non produrrà effetti prima del 2026 o che, come è scritto nel testo, le nuove informazioni catastali verranno rese disponibili dal 1° gennaio 2026: in ogni caso si rischia di dare un messaggio destabilizzante per il settore. Non vorremmo che fosse anche un modo indiretto per indirizzare l’ingente liquidità oggi sui conti correnti, pari a 1.800 miliardi di euro, verso altre forme di investimento, magari finanziarie. Quindi, come detto dal presidente Conte, siamo intenzionati a valutare come correggere un testo che nel riferimento al catasto non ci convince”.

Ma in generale la legge delega sul fisco va nella direzione da voi auspicata?
“In generale sì, grazie al nostro lavoro nelle Commissioni finanze di Senato e Camera: importanti i riferimenti all’intenzione di diminuire le aliquote medie Irpef e le aliquote marginali, del superamento dell’Irap, di semplificare. Dopodiché tutti sanno che i veri giochi si faranno solo nell’ambito dei decreti delegati”.

Cosa pensa di un’eventuale nuova rottamazione?
“La rottamazione quater serve per accompagnare i contribuenti, ma anche la stessa Agenzia Entrate Riscossione, verso una situazione di normalità”.

Il ministro dell’Economia ha detto che non vede il cashback come una misura strutturale.
“Credo di cogliere un po’ di contraddizioni nelle parole del ministro. In audizione sulla Nadef, ha detto anche che il cashback ha prodotto effetti positivi e si è rivelato una misura importante per promuovere i pagamenti elettronici. Ricordiamo che mesi fa il Forum Ambrosetti aveva usato parole lusinghiere, pubblicando un rapporto secondo il quale il costo annuale del cashback a regime si ripagherebbe ampiamente in termini di maggior gettito, emersione del sommerso e riduzione dell’adesione Iva. Eppure lo stesso ministro Franco, a giugno, aveva avallato la sospensione della misura, pur apprezzandone gli effetti. Riteniamo quindi che il Mef debba tempestivamente recuperare il cashback, una delle misure economiche più innovative ereditate dal Governo Conte II. Il cashback può costituire anche un modello innovativo per altri tipi di agevolazioni: penso ad esempio alla nostra proposta di sostituire alcune detrazioni fiscali, come le spese mediche, con restituzioni dirette dei rimborsi sui conti correnti dei contribuenti”.

Il Superbonus, sempre secondo Franco, è stato importante ma non è sostenibile alla lunga.
“Anche qui il ministro dovrebbe essere un po’ più coerente con quello che lui stesso scrive e non lanciare messaggi equivoci. Nella Nadef si legge testualmente che ‘nelle costruzioni il livello dell’attività resta ampiamente al di sopra dei livelli precrisi, +6,1% rispetto a febbraio 2020, e gli indicatori congiunturali tracciano segnali positivi per i prossimi mesi’. In più vi si legge che ‘gli incrementi del Pil che stiamo registrando riflettono già alcuni incentivi all’innovazione e all’efficientamento energetico finanziati dal Pnrr, ma non ne incorporano ancora il forte impulso agli investimenti pubblici, peraltro già in notevole crescita’. Se ne deduce che il ministro Franco dovrebbe essere perfettamente consapevole che la proroga del Superbonus 110% al 2023, delineata nella Nadef, non solo è dovuta, ma i risultati del Superbonus sono tali che dovrà sempre essere aperta in futuro una finestra per sfruttare l’agevolazione”.