Sulla riforma fiscale è già scontro. La destra difende il vecchio Catasto. Il premier vuole rivedere le rendite immobiliari. Per Lega e FI è una patrimoniale mascherata

riforma fiscale Franco
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Se ne parla da decenni ma la riforma fiscale, per un motivo o per un altro, alla fine è sempre rimasta ferma al palo. Per questo sarebbe naturale aspettarsi un plauso dalla politica per la decisione del premier Mario Draghi di accelerare sul provvedimento, il quale tra le altre cose provvederà un taglio delle aliquote ai ceti medi e dell’Irap. Peccato che in Italia le cose non vadano affatto così perché è bastata l’ipotesi che il governo inserisca nella legge delega di riforma fiscale un intervento sul catasto, atteso da anni e che nessuno ha mai voluto affrontare per paura di perdere consensi, per mandare in fibrillazione il centrodestra – in particolare la Lega di Matteo Salvini – che parla di una “patrimoniale mascherata” e si dice pronto a fare le barricate. Tensioni che hanno già avuto ripercussioni perché il testo che sembrava destinato ad approdare nel consiglio dei ministri di domani, sarebbe stato messo in stand by in attesa di nuovi approfondimenti.

TENSIONE ALLE STELLE. “Le ipotesi di riforma del catasto avanzate dalla stampa vedono la Lega assolutamente contraria” tuonano Alberto Bagnai, responsabile economico della Lega, e Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze della Camera. “La posizione della Lega sul tema è chiara: nessun inasprimento delle imposte sugli immobili, né diretto né indiretto, nessuna revisione degli estimi catastali, neanche sotto la foglia di fico della parità di gettito” insistono aggiungendo che “la casa in Italia è già supertassata”. Una posizione a cui si è accodata anche Forza Italia col senatore Maurizio Gasparri che ha affermato: “Non ci deve essere nessun aggravio di tassazione sugli immobili, ma sulla casa il prelievo fiscale deve essere sostanzialmente alleggerito”.

Così mentre il centrodestra si mette di traverso mettendo a rischio la riforma, M5S sprona tutti a darsi da fare per non perdere un’occasione storica: “Abbiamo messo nero su bianco delle proposte concrete e realizzabili per abbassare le tasse a cittadini ed imprese”. “In particolare, puntiamo alla riduzione dell’Irpef per i redditi tra i 28mila e i 55mila euro; al superamento dell’Irap, con l’abolizione della doppia contabilità; agevolazioni fiscali sul conto corrente dei cittadini; un’uscita graduale dal forfettario per le partite Iva, che abbiamo confermato sotto i 65mila euro al 15%; redditi da capitale e altri redditi finanziari da unire in una unica imposta” dichiarano i parlamentari grillini della Commissione Finanze della Camera.

TUTTO IN ALTO MARE. Quel che è certo è che la legge di delega fiscale che il premier sperava di affrontare già ad inizio estate, dovrebbe partire dai punti di intesa trovati all’interno della Bicamerale guidata dai presidenti della Commissione Finanze di Camera e Senato, Luigi Marattin e Luciano D’Alfonso. Altrettanto sicuro è che il ministro dell’Economia, Daniele Franco (nella foto), intende rivedere sia l’Irpef, con un taglio delle aliquote ai ceti medi nella fascia tra 28 e 55mila euro come chiesto dai 5S, che il cuneo fiscale. La riforma si occuperà anche del taglio di parte delle tax expenditures, ossia l’insieme di sconti fiscali riconosciuti a determinate categorie o soggetti, che anno dopo anno sono aumentate fino a un controvalore di circa 313 miliardi di euro. Un taglio che permetterebbe di recuperare risorse per la riforma che, stando al documento dei partiti, dovrebbe costare 40 miliardi mentre attualmente la copertura è di appena 3 miliardi.