Riforma Fornero, che pasticci. Ma almeno i militari respirano. Il governo Letta si appresa a ritirare il decreto che eleva l’età pensionabile. Per ora niente stop: chi ha titolo può andare

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Martino Villosio

Cosa hanno in comune militari e ballerine? Una cosa di sicuro: entrambi potrebbero riuscire, almeno per il momento, a rimanere immuni dagli effetti della riforma previdenziale voluta dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero.
L’esecutivo Letta si appresterebbe infatti a ritirare l’Atto di Governo recante lo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica” che eleva l’età pensionabile per le categorie di personale soggette ad un regime pensionistico diverso da quello previsto nel sistema di assicurazione generale obbligatoria. Una pattuglia quantomai eterogenea, quella interessata dal provvedimento in questione, che tocca innanzitutto il personale militare e le forze di polizia, ma anche vigili del fuoco e cantanti, lavoratori marittimi e sportivi professionisti, attori, tersicorei e personale del trasporto pubblico.

Il termine scaduto
In base ai dettami dell’articolo 24 del decreto legge varato in piena emergenza il 6 dicembre 2011 da un esecutivo Monti ancora circonfuso di “tecnica” autorevolezza, un apposito regolamento avrebbe dovuto armonizzare il regime pensionistico speciale dei lavoratori sopra elencati a quello ordinario, per quanto riguarda i requisiti minimi di accesso alla pensione. Il comma 18 dello stesso articolo aveva fissato originariamente nel 30 giugno 2012 il termine ultimo per l’emanazione di tale regolamento, una scadenza successivamente prorogata al 31 ottobre 2012. Nemmeno il nuovo margine di tempo stabilito è stato però sufficiente per portare il regolamento alla firma da parte del Presidente della Repubblica. Un giorno prima della scadenza prevista, il 30 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha cercato di correre ai ripari, approvando uno schema di regolamento, trasferito poi il 14 febbraio 2013 alle Camere per l’esame parlamentare mai cominciato, causa cessazione della legislatura.
“In realtà – come spiega il segretario del Partito per la Tutela dei Militari Italiani Luca Comellini (il primo a sollevare il problema) – “sin dalla scadenza di fine ottobre il regolamento di armonizzazione delle pensioni speciali avrebbe dovuto essere accantonato, essendo scaduto il termine di legge per la sua emanazione”.

Nuovo tentativo
Dopo il suo insediamento, il governo Letta ha invece inviato alle Camere il medesimo schema preparato dal precedente esecutivo. Lo scorso 15 maggio, Comellini ha così inviato una lettera ai Presidenti Boldrini e Grasso, per sollecitarli a intervenire sulle rispettive camere. Per circa tre settimane, le commissioni Lavoro e Difesa di Camera e Senato (che entro qualche giorno esprimeranno il proprio parere consultivo) hanno dunque esaminato un provvedimento che, in caso di emanazione, rischia seriamente di essere bombardato di ricorsi davanti al giudice amministrativo. Di fronte al rischio di varare un regolamento con profili di illegittimità, il governo Letta avrebbe infine deciso di optare per la definitiva marcia indietro. A confermare l’ipotesi sono fonti parlamentari e interne alle rappresentanze militari.

Il comparto difesa
Lo schema di regolamento modifica la disciplina previdenziale del comparto difesa e sicurezza, non toccato dalle riforme del sistema pensionistico del 2004 e del 2007. Il limite attuale di età per accedere alla pensione di vecchiaia nelle Forze Armate, generali a parte, è fissato oggi a 60 anni. Con la riforma a regime, a partire dal primo gennaio 2018, per sottufficiali, graduati e militari di truppa salirebbe a 62. Per la pensione di anzianità, il traguardo arriverebbe invece dopo 42 anni e tre mesi di contribuzione.
Dopo aver ritirato l’atto, il governo Letta potrebbe comunque ripresentarlo prolungando di altri mesi il termine per l’emanazione con una norma ad hoc.
Intanto però la rinuncia momentanea e forzata al provvedimento, un altro pasticcio ereditato dai “tecnici” dopo il caso esodati, potrebbe rivelarsi una fiche da giocare nel braccio di ferro con poliziotti e militari. A un passo dalla rivolta, dopo aver appreso che adeguamenti stipendiali e gli scatti legati agli avanzamenti di grado si avviano ad essere confermati anche per tutto il 2014.