Riforme, Goldrake non basta

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di Gaetano Pedullà

Renzi ieri da Vespa ci ha scherzato su: “Chiamate Goldrake” ha detto, per spiegare che sulle riforme più di così non ha potuto fare. Il problema è che siamo appena all’inizio e già il fuoco di sbarramento contro il segretario è fortissimo. I cecchini più pericolosi sono nel suo partito e ieri a sparare il primo colpo è stato lo stesso presidente Cuperlo, che ha sbattuto la porta. Non fanno lo stesso rumore, ma molti dei parlamentari Pd cui spetterà approvare la legge si sa già che non ci staranno. C’è poi l’opposizione – Grillo, Lega Nord, Sel e Fratelli d’Italia – che farà il suo mestiere e voterà contro. Infine ci sono i partitini della maggioranza, Scelta Civica e Nuovo Centrodestra, che si vede già con quanta ansia vogliono firmare una legge con lo sbarramento al 5% in coalizione (e dunque in un ruolo marginale) o all’8% (soglia inarrivabile) da soli. È finita qui? No, perché nella riforma c’è anche la cancellazione del Senato come assemblea elettiva. E come ha fatto notare ieri Maurizio Crozza a Ballarò ce li vedete i senatori che votano una legge per abolire se stessi? Dunque il cammino della legge elettorale è lungo e pieno di insidie. Ma una possibilità perlomeno adesso c’è. Merito di Renzi, ma anche di Berlusconi, che avrà tante responsabilità nelle scelte politiche degli ultimi vent’anni, ma adesso è la sponda necessaria per voltare pagina. È vero, la legge elettorale non è al primo posto nel pensiero degli italiani. Ma senza questo passaggio, in grado di dare un governo forte – qualunque sarà l’inquilino di Palazzo Chigi – sarà impossibile fare quelle grandi riforme da cui dipendono il lavoro, lo sviluppo, la sicurezza e tutta l’organizzazione dello Stato. Il giornale che state leggendo con le sue inchieste denuncia ogni giorno quello che non va, non per indignare ma per cambiare. Senza legge elettorale, un nuovo parlamento e regole nuove oggi però c’è davvero poco da cambiare.