Riforme. Non bastano gli annunci

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di Gaetano Pedullà

Se è rimasto in tasca qualche euro, da oggi ci sono anche i saldi estivi a tentarci. Ma con l’aria che tira chi ha voglia di spendere? Ieri l’Istat ci ha detto che la caduta della spesa media mensile registrata nel 2012 è stata la più forte dal 1997. Il record negativo. E quest’anno – a fiutare nel primo semestre semplicemente con il naso – sarà peggio. Manca il lavoro, il credito alle imprese, la fiducia nella ripresa. Se non si consuma non si produce, se non si produce non si creano posti di lavoro, se non si lavora non si guadagna e se non si guadagna non si pagano le tasse. Così lo Stato o tartassa chi ancora può oppure muore. Una catena che ci strangola, ma che si può ancora spezzare. Basta volerlo e avere la forza di farlo. Uno scossone – o perlomeno la voglia di dare uno strappo – è arrivata ieri dal governo con il via libera al disegno di legge costituzionale per abolire le Province. Sì, un déjà vu, dato che della soppressione di questi enti si parla da molti anni e la cosa ci era stata presenta come fatta dal precedente governo Monti. Ogni volta, invece, si è rinviato e anche questa volta il fuoco di sbarramento è già partito. Toglietegli tutto, ma non la poltrona (con privilegi, diarie e potere) a un esercito di consiglieri, assessori e presidenti con i loro partiti, le loro correnti e altrettanti deputati, senatori e leader politici di riferimento. E’ chiaro, i grandi problemi del Paese non si risolvono solo tagliando i costi della politica e soprattutto riducendo enormemente il numero di amministratori locali (e di parlamentari). Ma la fiducia che nel Paese è latitante si riconquista anche da un certo tipo di segnali. Se il governo, dopo i soliti annunci, non lascerà questa pratica al suo destino.

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